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Fa discutere

Ora legale permanente, così l’Italia prova a dire addio al cambio: la proposta arriva dalla Toscana – Cosa succede adesso

di Libero Red Dolce

	Andrea Barabotti, Luigi Gabriele (Consumerismo) e Alessanro Miani (Sima)
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Andrea Barabotti, Luigi Gabriele (Consumerismo) e Alessanro Miani (Sima)

Il leghista toscano, Andrea Barabotti, porta la proposta in Parlamento: «Va convinta l’Europa». Intanto c’è il via libera della commissione Attività produttive della Camera sull’indagine conoscitiva per l’adozione

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Se in Italia tra qualche anno non dovremo più mandare avanti e indietro le lancette degli orologi – beh sì, per chi ha ancora un modello analogico – forse dovremo ringraziare un toscano. Il deputato massese della Lega Andrea Barabotti si è infatti intestato una battaglia «che non dovrebbe avere colore politico», sottolinea, ottenendo un primo importante risultato: la sua proposta di introdurre l’ora legale permanente entra in un percorso parlamentare, dopo il via libera della commissione Attività produttive della Camera sull’indagine conoscitiva per l’adozione dell’orario unico per tutto l’anno.

Proposta (e iter)

Il prossimo passo sarà una risoluzione, di cui Barabotti è primo firmatario, per impegnare il governo a rilanciare il negoziato europeo, fermo dal 2019, trasmettere a Bruxelles i risultati dell’indagine italiana e valutare una sperimentazione dell’ora legale permanente, con un monitoraggio degli effetti. «L’Italia deve essere protagonista e far sentire la propria voce in Europa. Dopo anni di discussioni, è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti», dice il deputato.

Risparmi ed energia

La battaglia, sostenuta dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima) e da Consumerismo No Profit, punta a superare il doppio cambio stagionale. Non è però una questione soltanto di lancette. Secondo Terna, nel 2026 l’estensione dell’ora legale anche ai mesi invernali consentirebbe di risparmiare altri 160 gigawattora, portando il beneficio complessivo a circa 462 GWh. Tradotto, sulla base dei prezzi dell’energia, in un vantaggio economico stimato in 120 milioni di euro all’anno.

Poi c’è la vita quotidiana. «Tra il 24 e il 25 ottobre passeremo all’ora solare e il tramonto anticiperà dalle 18,20 alle 17,20. Questo significa che l’80% degli italiani uscirà dall’ufficio e troverà già buio». Per Barabotti, mantenere l’ora legale significa massimizzare le occasioni per godere della luce naturale, con ricadute su commercio, ristorazione e turismo. «Le strade e i parchi sono meno vissuti, le attività commerciali hanno meno clienti e la vita diventa più sedentaria e chiusa». Anche la salute entra nel confronto.

Qui salute

Il cambio d’ora può interferire con i ritmi circadiani, il sonno, l’attenzione e la concentrazione, con possibili conseguenze sulla guida e sul lavoro. Le audizioni hanno tuttavia restituito posizioni scientifiche non del tutto coincidenti: gli specialisti della medicina del sonno indicano nell’ora solare permanente l’opzione più coerente con i ritmi biologici, mentre altri contributi medici non escludono i benefici dell’ora legale tutto l’anno.

Il consenso politico, almeno sul superamento del doppio cambio, secondo il leghista è stato unanime. «Se siamo tutti d’accordo, almeno proviamo a fare sintesi», osserva Barabotti. «Questo tema dimostra quanto facciamo fatica persino a decidere sull’ora legale e su quella solare. Nell’incapacità di scegliere restiamo con un regime che penalizza tutti». Il deputato sostiene che sarebbe preferibile l’ora legale, ma considera comunque un passo avanti eliminare il cambio.

E ora?

A Bruxelles, intanto, il percorso è ancora aperto: nel 2018 una consultazione europea raccolse 4,6 milioni di risposte, con oltre l’84% favorevole all’abolizione del cambio. La proposta di direttiva approvata dal Parlamento europeo l’anno successivo si è arenata in Consiglio, anche per le divergenze tra Stati. Ora l’Italia prova a riaprire il dossier, mentre la petizione “Ora legale per sempre” promossa da Sima e Consumerismo ha raccolto quasi 360mila firme. «Gli italiani non si spiegano perché un tema così semplice non trovi concretizzazione», conclude Barabotti. La strada è tracciata: per cambiare l’ora servirà convincere l’Europa.

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