Attenzione
Bambino morto in una busta, il ginecologo: «Non accorgersi di essere incinta è raro, ma può succedere»
Stefano Masoni, primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Cecina, spiega le possibili circostanze che possono portare a non riconoscere lo stato di gravidanza
CECINA. «Non rendersi conto di essere incinta è un caso raro, ma non impossibile. Nel corso della mia carriera mi è capitato già due volte e, in entrambi i casi, le donne erano arrivate al termine della gravidanza». A raccontarlo a Il Tirreno è Stefano Masoni, primario di Ostetricia e Ginecologia degli ospedali di Cecina, Piombino ed Elba, che però mette subito le mani avanti: non entrerà nel merito della coppia arrivata all’ospedale di Cecina con il loro neonato morto, anche se non nasconde il dolore per quanto accaduto. «Da parte mia e di tutta l’équipe c’è un grande dispiacere per questo esito infausto», sottolinea.
Dottor Masoni, cosa può dire riguardo al bambino morto arrivato al pronto soccorso del presidio ospedaliero cecinese?
«Soltanto che dispiace molto per quanto accaduto. Se una situazione del genere fosse stata riconosciuta prima, forse ci sarebbe stata la possibilità di seguire la gravidanza e, qualora le condizioni lo avessero consentito, di intervenire. È un dolore immenso. Per questo abbiamo cercato di attivare anche un supporto psicologico per la famiglia. Davanti a una perdita così, il compito di chi cura non finisce con gli accertamenti: è importante fare in modo che questi genitori non si sentano soli».
Ma è davvero possibile che una donna non si accorga di aspettare un figlio al settimo o addirittura al nono mese di gravidanza?
«Guardi, siamo abituati a pensare che una gravidanza si manifesti attraverso i cambiamenti del corpo e i sintomi. Eppure, può succedere. Lo dico con certezza perché mi è capitato personalmente due volte: in entrambi i casi le donne erano arrivate praticamente a partorire senza sapere di essere incinte».
Come si può non riconoscere una gravidanza per nove mesi?
«Bisogna guardare alle singole situazioni. Nei due casi che ho seguito, per esempio, c’erano problemi ormonali e obesità, condizioni che potevano rendere meno evidente l’aumento dell’addome. Una delle donne, inoltre, mi aveva raccontato che un endocrinologo le aveva detto che non avrebbe potuto avere figli. È comprensibile che, partendo da una convinzione del genere, non prendesse nemmeno in considerazione l’idea di essere incinta».
E i movimenti del bambino? Non possono far nascere un sospetto?
«Anche quelli possono essere interpretati in un altro modo. Una donna può avvertire dei movimenti e pensare che siano legati all’intestino. Se poi ha mestruazioni molto irregolari, magari soltanto una o due volte all’anno, viene meno anche uno dei segnali più comuni della gravidanza: il ritardo del ciclo. Ricordo una paziente arrivata in pronto soccorso per dolori addominali. I colleghi pensavano a un problema di quel tipo, invece stava per partorire».
Oltre ai disturbi ormonali, quali altre circostanze possono contribuire?
«Può succedere che una donna sia convinta di essere protetta da un contraccettivo. Per esempio, può pensare di avere ancora la spirale, senza sapere di averla persa. Se è convinta di non poter rimanere incinta, non si pone il problema e può interpretare diversamente i segnali del corpo. In altri casi può esserci anche una componente psicologica, una sorta di negazione della gravidanza. Ma ogni storia è diversa e va valutata senza giudizi».
Una gravidanza non riconosciuta significa necessariamente che il bambino non sia stato seguito e che ci siano maggiori rischi?
«Ho visto gravidanze arrivare a termine in queste condizioni. Non possiamo stabilire una regola valida per tutti: bisogna considerare le circostanze e le condizioni cliniche di ogni singolo caso».
Che cosa è importante fare, allora?
«Non trascurare i controlli e non dare nulla per scontato, soprattutto se ci sono disturbi ormonali, mestruazioni molto irregolari o altre condizioni particolari. Se si avvertono sintomi insoliti, è sempre opportuno parlarne con un medico. E chi ha dubbi o difficoltà può rivolgersi anche ai consultori, che rappresentano un punto di riferimento importante sul territorio. L’informazione e l’assistenza servono proprio a questo: accompagnare le donne e aiutarle a riconoscere eventuali problemi».
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