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L’annuncio ufficiale di Piantedosi alla Camera: «Costruiremo sei nuovi Cpr, uno in Toscana»

di Redazione Toscana

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Il ministro dice di aver avviato le procedure per le strutture, immediate le reazioni di protesta. Fossi (segretario regionale Pd): «Non ci piegheremo». L’assessora Nardini: «Un fallimento»

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ROMA. «Riteniamo che una rete adeguata di Cpr sia indispensabile non solo per una gestione sostenibile della politica migratoria, ma anche per la sicurezza dei cittadini. Per questo, abbiamo sempre respinto con fermezza le campagne ideologiche e le opposizioni strumentali contro la realizzazione o il potenziamento dei Cpr. Continueremo a lavorare all’attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio e abbiamo avviato, inoltre, le procedure per la realizzazione di nuove strutture: una in Campania, due in Trentino Alto-Adige, una in Calabria, una in Toscana e una in Emilia-Romagna».

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Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante il question time alla Camera, illustrando le misure del governo sui Centri di permanenza per i rimpatri. Un annuncio atteso (e temuto) da mesi: la scelta del governo di aprire un Cpr in Toscana, nella zona della Lunigiana, è stata infatti già illustrata durante l’estate in incontri pubblici da parte di rappresentanti dei partiti governativi. Ed è al centro di accese discussioni. Ma Piantedosi stavolta dice di più, va oltre l’intenzione, parla infatti di aver avviato le procedure per la realizzazione di sei nuovi Cpr, di cui uno in Toscana.

«L’obiettivo – ha spiegato il ministro – è consolidare ulteriormente i risultati ottenuti in tema di espulsioni, affermando il principio che, in un sistema migratorio serio e credibile, chi entra illegalmente e rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica va rimpatriato, obiettivo che stiamo perseguendo con risultati crescenti». E ancora: il governo, ha detto il ministro dell’Interno, «ha sempre ritenuto indispensabile una decisa azione europea nella gestione dei fenomeni migratori, nella consapevolezza che il carattere strutturale delle migrazioni contemporanee impone risposte organiche e sovranazionali. Il vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea, svoltosi lo scorso 4 agosto, ha fatto registrare una visione condivisa sulla necessità di continuare a combattere il traffico di esseri umani, di potenziare i rimpatri, di rafforzare le frontiere dell’Unione europea e di instaurare partenariati con i Paesi terzi».

«L’annuncio del ministro Piantedosi sull’avvio delle procedure per un nuovo Cpr in Toscana e in altre cinque regioni è l’ennesimo atto di propaganda sulla pelle dei territori e dei diritti umani. Lo diciamo con assoluta fermezza: la Toscana non si piegherà alle forzature del governo Meloni e non diventerà il deposito a cielo aperto delle politiche fallimentari della destra».

Le reazioni

Così il segretario del Partito democratico della Toscana Emiliano Fossi commenta le dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Camera. «I Centri di permanenza per il rimpatrio si sono dimostrati ovunque buchi neri dei diritti fondamentali, luoghi disumani, costosi e del tutto inefficaci perfino rispetto agli scopi dichiarati. Scaricare su regioni e comunità locali strutture detentive senza alcuna concertazione e senza un piano serio di accoglienza e integrazione è inaccettabile. Il ministro parli di rimpatri effettivi e di cooperazione europea, ma la verità è che questo esecutivo sa solo costruire gabbie e alimentare insicurezza», prosegue il segretario. «La Toscana ha una storia e una cultura basate sull’accoglienza diffusa, sulla dignità della persona e sulla legalità vera, non quella sbandierata nei talk show. Ci opporremo con forza, al fianco delle comunità locali, dei sindaci e della Regione, a questa scelta calata dall’alto», conclude Fossi.

Sulla questione interviene anche l’assessora regionale Alessandra Nardini: «A Piantedosi rispondo quello che ho sempre detto: no ai Cpr, né in Toscana né altrove», afferma l’assessora con delega ad accoglienza e immigrazione. E aggiunge: i Cpr «sono luoghi che negano diritti e dignità e hanno già dimostrato il loro fallimento sotto tutti i punti di vista – sostiene Nardini –. Non abbiamo bisogno di altri Cpr, abbiamo bisogno di chiudere quelli esistenti. Normalizzare la detenzione amministrativa nelle politiche migratorie non è certo la strada. Basta con le bugie: i Cpr sono luoghi lesivi dei diritti umani, costosi e inefficaci, che non rendono più sicuro chi sta fuori e causano solo sofferenza a chi sta dentro. La destra sembra un disco rotto sui Cpr, sono anni che propone un Cpr in Toscana, tra l’altro litigando anche al proprio interno su dove farlo, e ora prova perfino ad imporcelo. Lo fa per evitare che si discuta del fallimento completo del doverno Meloni sulle politiche migratorie, a partire dagli assurdi e costosi centri in Albania».

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