Femminicidio di Lorena Isceri, oltre mille luci accese in strada a Firenze fra lacrime e fiori: «Non spegnere la speranza»
Una folla emozionata si è radunata sotto la casa della donna uccisa. La sindaca di Firenze: «Non possiamo, non vogliamo abituarci a queste tragedie»
FIRENZE. Fiori, candele, applausi e lacrime, tante lacrime per Lorena e per chi è rimasto a sopportare il dolore della sua perdita. Oltre mille persone hanno risposto stasera – domenica 6 settembre – all’appello della sindaca di Firenze, Sara Funaro, e si sono date appuntamento davanti all’ingresso della casa dove viveva Lorena Isceri, la donna rapita giovedì pomeriggio dall’ex fidanzato Federico Vella e gettata meno di un’ora dopo dal viadotto Lora sull’Autostrada del Sole, nel comune di Barberino di Mugello, prima che anche lui si gettasse nel vuoto.
L’abbraccio con la madre
Il rischio non è dimenticare. Il rischio è fare l’abitudine all’orrore, girare pagina quando si legge di un femminicidio, passare oltre, rimuovere. Per questo stasera in tanti hanno voluto fermarsi davanti al garage di via Panciatichi, quartiere Rifredi, dov’è iniziato il martirio di Lorena. Alle finestre tanti drappi rossi, l’unico segno lasciato dalla tragedia in una via che apparentemente è tornata alla normalità di tutti i giorni.
Intorno alle 21,30 l’abbraccio con Antonia, la madre di Lorena, che è scesa sul marciapiede dall’appartamento dove fino a giovedì viveva la figlia. Un lungo abbraccio e parole di conforto bisbigliate nelle orecchie, coperte dai singhiozzi della donna, che poi ha avuto solo la forza di dire «grazie a tutti per essere qui». Nei suoi occhi si legge lo stesso dolore che stasera segna i volti dei genitori di Michela Noli, l’hostess fiorentina che il 15 maggio 2016 fu uccisa dall’ex marito all’Isolotto con numerose coltellate. Hanno lo sguardo perso nel vuoto, ma sono venuti per dire una cosa: «I genitori devono insegnare ai figli che bisogna chiedere aiuto».
Forse in questo caso si rivolgono non tanto ai genitori di Lorena, ma ai genitori di Federico, perché ora è chiaro che anche lui aveva bisogno di aiuto dopo essersi perso in un delirio che l’ha portato a fare terra bruciata di tutto quello che aveva intorno, compresa Lorena e se stesso.
Sara Funaro ha voluto accanto a sé altre due prime cittadine, Elena Carnevali di Bergamo e Vittoria Ferdinandi di Perugia, a Firenze per la Festa dell’Unità. Insieme a loro tanti fiorentini che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza alla famiglia della vittima.
Le parole e l’appello del padre
«Il femminicidio di Lorena Isceri è una tragedia che ha scosso l'intera città – aveva scritto Funaro su Instagram – Non possiamo e non dobbiamo abituarci a queste tragedie, né accettare che vengano ridotte a una fatalità. Dobbiamo dirlo con forza e chiarezza: non è gelosia, non è passione, non è amore. L'ossessione, la pretesa di possesso e la violenza distruggono la vita delle donne». Concetti ripetuti stasera con due aggiunte: «Bisogna denunciare al minimo segnale di rischio» ha detto la sindaca. Si rivolge alle vittime di violenza, quelle che rischiano di fare la stessa fine di Lorena, ma anche a chi sta loro intorno. A chi può dare alle vittime la forza di cautelarsi. Ma questo probabilmente non basta. La sindaca è convinta che si debba fare un grande lavoro nelle scuole, in altre parole promuovere l’educazione affettiva sui corretti rapporti tra i due sessi: «Noi a Firenze lo stiamo già facendo, spero voglia farlo anche il governo».
Nelle ultime ore si sono moltiplicate le adesioni all’appello del padre di Lorena, Franco, che sabato con le lacrime agli occhi ha chiesto alla politica di battere un colpo: «Con lei in fondo a quel cavalcavia è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta. Chiedo a tutta la politica di essere unita. Prendete provvedimenti all’unanimità, senza destra o sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più».
Le candele si spengono, la politica prende l’ennesimo impegno in attesa di un altro femminicidio sul quale accendere i riflettori, le auto riprendono a scorrere lungo via Panciatichi e tra un po’ scompariranno anche i drappi rossi. Ma l’impegno più grande che i mille di stasera hanno preso con la memoria di Lorena è di non farci l’abitudine.
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