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Acqua pubblica in Toscana: «Consiglio il "modello Sardegna" con una sola società per la gestione»

di Cristiano Marcacci

	Un operaio impegnato in un lavoro su una conduttura; a dx Giuseppe Sardu
Un operaio impegnato in un lavoro su una conduttura; a dx Giuseppe Sardu

Il pisano d’adozione Giuseppe Sardu è l’uomo che ha portato a compimento l’impresa di salvare la risorsa idrica della Sardegna dai rischi di privatizzazione

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È toscano l’artefice della storica operazione che ha consentito alla Regione Sardegna di far rimanere pubblica l’acqua sull’isola. Si tratta del 66enne Giuseppe Sardu, con una lunga carriera sia nel settore privato che nella pubblica amministrazione. Come sta a testimoniare il suo cognome, Sardu è sì originario della Sardegna (di Cuglieri, in provincia di Oristano), ma da tempo è considerato e si considera un pisano.

Arrivò all’ombra della Torre nel 1979, quando cioè si iscrisse all’Università dove poi si laureò in Informatica. In passato ha ricoperto diversi ruoli al Comune di Pisa (come assessore al Personale, ai Lavori pubblici, all’Urbanistica ed Edilizia privata), è stato presidente dell’Ato dal 2000 al 2004, ha guidato la società Acque spa dal 2011 al 2020 ed è stato fino a pochi mesi fa direttore generale della Cna di Pisa. Tornando alla Sardegna, il suo nome è e resterà legato all’esperienza di Abbanoa spa, alla cui presidenza Sardu fu eletto (con il 96,62% delle preferenze) nel settembre 2024, subito dopo l’elezione di Alessandra Todde a presidente della Regione. Il suo mandato a capo della società pubblica che gestisce il servizio idrico integrato in Sardegna (occupandosi della potabilizzazione, distribuzione dell'acqua, fognature e depurazione per oltre 370 comuni sardi) era ben preciso: riorganizzare la società sull’intero territorio e tutelare l’acqua pubblica dai rischi di privatizzazione.

Un obiettivo centrato in pieno qualche settimana fa, quando, conseguentemente all’accordo firmato a metà 2026, la privatizzazione del servizio idrico è stata definitivamente bloccata, evitando una gara d’appalto internazionale. Il passaggio sta tutto in un bollettino “PagoPa” su cui figurava la cifra di oltre 231 milioni (231.300.094 euro per l’esattezza), importo con il quale Abbanoa spa ha restituito alla Regione autonoma Sardegna i soldi dell’aiuto di Stato concesso nel 2013 più gli interessi. «Su invito di una persona vicina ad Avs, al corrente del fatto che non fossi più presidente di Acque spa – ricorda Sardu – mi decisi di partecipare al bando per Abbanoa, senza conoscere la stessa Todde, un dipendente e un sindaco. Quando ricevetti la telefonata mi trovavo in vacanza, ero davanti al mausoleo di Ho Chi Minh, ad Hanoi in Vietnam. Successivamente, il mio curriculum fu ritenuto valido e venni eletto, quasi all’unanimità, il 17 settembre 2024. L’impresa che mi fu messa di fronte era piuttosto ardua: c’era da evitare la gara internazionale per la concessione della gestione del servizio idrico a terzi. La soluzione poteva essere solo una: quella di impegnarsi a restituire l’aiuto di Stato a suo tempo riscosso per liberarsi dal laccio delle condizioni allegate, fra cui appunto la messa a gara internazionale. Sulla base delle regole dell’Unione europea, però, non potevamo limitarci a restituire l’aiuto di Stato, bensì anche tutti gli interessi “composti” (cioè i guadagni calcolati sia sul denaro iniziale che sugli interessi già accumulati in precedenza) maturati, per un conto finale di circa 231 milioni».

Con l’avvenuta restituzione dei soldi, Abbanoa e Sardu sono riusciti a incorniciare la maxi operazione senza compromettere l’operatività, senza aumentare le tariffe e senza ridurre gli investimenti. E la gestione resta interamente pubblica, coi Comuni sardi che ora arriveranno a detenere circa l’86% del capitale sociale, rafforzando ulteriormente il controllo pubblico sulla società. A Sardu, il quale nella sfida di Abbanoa si è avvalso della consulenza di altri due manager molto conosciuti in Toscana e in provincia di Pisa (l’ex direttore dell’Associazione Industriali di Pisa Carlo Frighetto e il dottore commercialista Alberto Lang, ex vicepresidente dell’allora Cassa di Risparmio di San Miniato), non si può non chiedere qualche dritta circa la gestione pubblica della risorsa idrica.

«In Toscana – dice Sardu – non hanno bisogno di consigli, sono perfettamente in grado di gestire pubblicamente l’acqua. Hanno a disposizione tutto quello che serve: competenze, tecnologie e risorse. La prospettiva non può che essere questa, che coincide peraltro con quanto sostenuto da sempre dal presidente della Regione Eugenio Giani: anche in futuro la gestione dell’acqua deve restare in mano pubblica. Non credo assolutamente nelle cosiddette multiutility. Magari sarebbe opportuno pensare a un “modello Sardegna” anche per la Toscana: una Regione, un ambito, un gestore e una società infrastrutturale regionale. Sarebbe utile progettare una gestione che non si occupi solo di distribuzione e depurazione dell’acqua. Occorre cioè un grande ente che guardi più in generale alla risorsa “acqua” a livello regionale, e cioè a grandi infrastrutture, compresi nuovi invasi, ai collegamenti tra ambiti, alla tutela delle falde e al riuso delle acque depurate, tema sempre molto centrale ma su cui la Toscana è indietro. Avere la possibilità di utilizzare tanta acqua buona in agricoltura sarebbe infatti determinante».

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