Il Tirreno

Toscana

L’intervista

Matteo Salvini al Tirreno, «Tirrenica, cantieri aperti nel 2027. Tassare le banche è giusto, Ranucci? Va sospeso»

di Cristiano Marcacci

	Matteo Salvini 
Matteo Salvini 

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti lancia la promessa per la strada che attraversa il sud della regione: «A differenza di altri che provocano o ipotizzano, noi facciamo»

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Alla vigilia del Ferragosto il vicepremier e ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Matteo Salvini rimane al centro del dibattito pubblico e politico. Non è un caso, quindi, che venerdì 14 agosto, alle 18,30, sia protagonista nella pineta della Versiliana, a Marina di Pietrasanta, intervistato dalla giornalista del Tg1 Sonia Sarno. Numerosi i temi da riprendere su cui lo stesso Salvini è intervenuto nei giorni scorsi: la sicurezza e la legittima difesa, con la quarta visita in un mese nel carcere di Bollate al gioielliere Mario Roggero, la polemica su De André, la richiesta di sospensione dalla conduzione Rai del giornalista Sigfrido Ranucci e la proposta di una tassa del 5% sugli utili delle prime dieci banche italiane.

Onorevole Salvini, oggi arriva alla Versiliana, dove esattamente meno di una settimana fa si è esibito il generale Vannacci davanti a un pubblico straripante, località in cui vive il coordinatore di Futuro Nazionale Massimiliano Simoni e dove, a pochi chilometri, abita stabilmente lo stesso Vannacci. Si aspetta un ambiente e un’accoglienza diversi rispetto al passato?

«C’è sempre stata un’accoglienza caldissima, un pubblico numeroso e attento, penso proprio che oggi continuerà questa bella tradizione alla Versiliana, nonostante sia la vigilia di Ferragosto. A differenza di altri, che possono solo provocare, chiedere o ipotizzare, noi che siamo al governo possiamo fare, realizzare, tradurre le proposte in realtà, con responsabilità. Questo si aspettano i cittadini, in Toscana come in tutta Italia: sicurezza, opere pubbliche, taglio di tasse e burocrazia. Quasi tutti gli altri il 14 agosto si fermano, noi no: il momento è delicato e merita studio, lavoro e presenza. Chi si ferma è perduto».

Avrà certamente letto delle polemiche e delle critiche piovute sul prefetto di Livorno fotografato a un suo comizio a Firenze. Che ne pensa?

«La trovo una polemica surreale. Il prefetto si trovava lì per incontrarmi nella mia veste di ministro: abbiamo parlato di Livorno, dello sviluppo del porto, di lavoro e di sicurezza in città. Non mi pare che il bravo dottor Dionisi abbia distribuito volantini della Lega o agitato bandiere di partito. Francamente, dove sarebbe il problema? Forse a qualcuno a sinistra ha dato fastidio che la Lega abbia inaugurato una nuova sede in periferia a Firenze e ci fosse tantissima gente. Non mi pare che nella Costituzione ci sia scritto che a Livorno, a Firenze o in Toscana possa fare politica solo il Pd».

Pensa che da qui alla fine della legislatura ci si possa attendere qualche passo avanti sul fronte della Tirrenica, il problema dei problemi delle infrastrutture in Toscana?

«Dopo decenni di immobilismo del Mit, con noi c’è stato un cambio di passo. Sono state approvate le norme necessarie per consentire ad Anas di acquisire i progetti della Società Autostrada Tirrenica, in particolare per il tratto tra Tarquinia e Grosseto, e abbiamo nominato l’amministratore delegato di Anas commissario straordinario per l’opera. È già in corso la validazione dei progetti: il contratto con il soggetto incaricato è stato sottoscritto dal Mit nel dicembre 2025 e le attività sono partite a marzo. Ci sono alcune criticità tecniche che Anas, Sat e il soggetto validatore stanno affrontando e il nostro obiettivo è chiudere questa fase entro fine anno, per poi programmare gli interventi e stabilire le priorità insieme agli enti territoriali. Nel frattempo non stiamo fermi: il 30 luglio ho convocato un incontro con Anas e abbiamo deciso di avviare già a settembre un tavolo tecnico con la Regione per gli interventi più urgenti di messa in sicurezza della statale Aurelia, a partire dal tratto tra Capalbio e Ansedonia. L’obiettivo è aprire i cantieri entro il 2027. Dopo decenni di attese, sulla Tirrenica vogliamo finalmente passare dalle parole ai fatti».

Lei ha annunciato la richiesta di un contributo del 5% sugli utili delle principali banche italiane. Non c’è il rischio di un braccio di ferro con il settore creditizio o di effetti negativi sul credito al consumo?

«No, la storia recente dice il contrario. Non ho nulla contro le banche, ovviamente. Anzi, sono stato tra quelli che hanno detto sì quando si è trattato di mettere miliardi di soldi pubblici per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Ma se un settore realizza in pochi anni utili per 200 miliardi, soprattutto grazie a interessi e commissioni pagati dai cittadini, credo che la politica abbia il dovere di porsi una domanda sull’equità del sistema e di intervenire. Chiedere che una piccola parte di questi enormi profitti possa tornare alla collettività per sostenere sanità e sicurezza non significa dichiarare guerra alle banche. Significa chiedere a chi in questi anni ha guadagnato moltissimo di fare la propria parte. Io non mi faccio intimorire. Pensi che solo le prime due grandi banche italiane, nei primi sei mesi del 2026, difficilissimi per molti imprenditori anche a causa della guerra, hanno guadagnato quasi 12 miliardi di euro, grazie anche alle garanzie dello Stato e agli interessi pagati dagli italiani. In Spagna questo tipo di contributo ha portato 5 miliardi di entrate in più e il sistema bancario ha continuato a crescere e guadagnare. Ricordo che le stesse grandi banche, pur guadagnando decine di miliardi, hanno licenziato migliaia di dipendenti e chiuso migliaia di sportelli. Diciamo che gli altri imprenditori italiani non hanno le stesse possibilità».

In Toscana sembra quasi che il centrodestra abbia da anni rinunciato a tentare la vittoria alle Regionali. È solo un’impressione di numerosi osservatori?

«Rinunciare? Mai. Con Susanna Ceccardi e Alessandro Tomasi ci abbiamo provato, ci riproveremo con ancora maggiore forza fra pochi anni. Certo, la Toscana è una terra straordinaria e complessa, governata praticamente da sempre dalla stessa parte politica, ma sono tanti i cittadini che hanno voglia di innovare e di cambiare. Guardate i nostri sindaci al lavoro: pensare fino a pochi anni fa a maggioranze di centrodestra a Massa e Lucca, Siena, Pisa o Grosseto sembrava impossibile. Ad Arezzo abbiamo appena rivinto, confermando la fiducia dei cittadini. La Toscana non è proprietà privata della sinistra: la Lega c’è, cresce ed è pronta a fare la sua parte».

Una volta in tv disse che a 16 anni suonava con la chitarra “La locomotiva” di Guccini. Lo rifarebbe oggi, in omaggio magari all’artista scomparso da pochi giorni?

«Sono un grande appassionato di musica, soprattutto quella dei grandi cantautori italiani. Mi spiace che nei giorni scorsi persino una passione personale come quella per il grande Fabrizio De André sia diventata occasione per polemiche assurde da parte di certa sinistra arrogante e fanatica. Grazie al cielo siamo ancora in democrazia: ognuno è libero di amare la musica che preferisce e di andare ad ascoltarla senza che qualcuno debba rilasciargli patenti, autorizzazioni o certificati di compatibilità politica. Vale per De André, per Guccini e per qualunque altro artista. L’arte è di tutti e per tutti».

La leghista Ceccardi ha detto: «Quando si parla di difendere i confini, contrastare l’immigrazione irregolare e avere il coraggio di portare avanti le proprie idee, Matteo Salvini è considerato un modello assoluto di riferimento». Per essere un modello, quindi, non c’è bisogno di parlare di remigrazione e rastrellamenti?

«Proprio così. L’immigrazione clandestina non si ferma con il lessico o con le parole, ma con le azioni. E per quanto mi riguarda parlano i fatti. Ho passato sei anni sotto processo per aver mantenuto la promessa fatta agli italiani, difeso i confini del mio Paese, bloccato gli sbarchi e contrastato il business dell’immigrazione clandestina. Quello che pensa la Lega sull’immigrazione è noto da tempo: mentre altri parlano, noi facciamo».

È sempre convinto che, dopo l’arresto di Lavitola, ci sia la necessità di sospendere dalla conduzione Sigfrido Ranucci?

«Sì. Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo negli ultimi giorni, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola e dalla sua confessione, ritengo che, almeno fino a quando non sarà fatta piena chiarezza su questa vicenda, il servizio pubblico debba sospendere la collaborazione con chi ne risulta coinvolto. Nulla di personale contro Ranucci, ma i fatti che stanno emergendo non possono non costringere a una riflessione. La Rai è finanziata dagli italiani e credo che una scelta del genere rappresenterebbe innanzitutto una forma di rispetto e di tutela nei loro confronti. Siamo garantisti, non si tratta di emettere sentenze, ma di tutelare la credibilità del servizio pubblico in attesa che venga chiarito tutto».

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