Manovra fatale
Marinoni fuori da Confcommercio, dimissioni in cambio di 240mila euro
In extremis si fa poi blindare su Firenze-Arezzo. Stipendi da 25mila euro al mese e quell’orologio in regalo
È definitivamente saltata la poltronissima ricoperta d’oro del direttore generale di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, il quale, come già anticipato da Il Tirreno nella sua edizione del 31 luglio scorso, è costretto a dare le dimissioni entro il 15 settembre dopo aver ricoperto ininterrottamente il ruolo dal novembre 2013, quasi tredici anni fa.
Insieme al presidente della stessa Confcommercio Toscana Aldo Cursano, Marinoni dovrà farsi da parte dopo essere stato sfiduciato dalla quasi unanimità dell’intera struttura regionale (sei associazioni su sette, quelle di Grosseto, Lucca-Massa Carrara, Pisa, Livorno, Pistoia-Prato e Siena, ad eccezione di quella di Firenze-Arezzo, rimasta fedele al duo Cursano-Marinoni, rispettivamente presidente e direttore della federazione interprovinciale). Il fatto che non sia stato nemmeno approvato il bilancio consuntivo 2025, tra le cui voci sono state riscontrate criticità contabili e amministrative connesse a un palese disequilibrio dei fondi regionali in favore dell’associazione fiorentino-aretina, ha causato nei giorni scorsi un terremoto che è stato avvertito anche in piazza Giuseppe Gioachino Belli a Roma, dove si trova la sede di Confcommercio nazionale. Ed è proprio nella capitale, in questi ultimi giorni, che hanno gestito la “pratica Marinoni”.
Alla fine, dopo un’articolata discussione, è stata raggiunta un’intesa per chiudere la lunga parentesi dell’ormai ex direttore generale di Confcommercio Toscana. L’accordo tra le parti, che reca le firme, oltre che del diretto interessato, dei presidenti delle sette associazioni provinciali e interprovinciali toscane e del vice presidente delegato all’organizzazione di Confcommercio nazionale, incornicia la risoluzione del contratto dello stesso Marinoni, l’impegno ad approvare il bilancio, le dimissioni del vice presidente espressione di Firenze-Arezzo, dell’amministratore espressione sempre di Firenze-Arezzo, del collegio dei sindaci revisori e del collegio dei probiviri e la convocazione da parte del presidente Cursano per la mattina del 15 o del 16 settembre del consiglio direttivo di Confcommercio Toscana con all’ordine del giorno l’elezione di presidente, vice presidente e amministratore.
Marinoni se ne va tutt’altro che a mani vuote: l’accordo prevede infatti che incasserà ben 240mila euro di buonuscita. Soldi su soldi, dal momento che lo stesso Marinoni percepiva oltre 25mila euro netti al mese, tra la pensione da dirigente maturata da tre anni, il compenso da direttore generale di Confcommercio Toscana, quello da direttore dell’associazione interprovinciale di Firenze-Arezzo e circa 4.000 euro di rimborsi spese. Tutte cifre venute a galla durante una disamina più attenta dei conti nella fase che ha preceduto la messa in approvazione del bilancio, durante la quale l’attenzione si è anche concentrata sull’acquisto, coi fondi ovviamente di Confcommercio, di un orologio del valore di 10.980 euro, su cui aleggia tuttora una cortina di mistero rispetto a chi ha commissionato l’acquisto e a chi è andato l’impegnativo cadeau.
Il “ribaltone” è quindi atteso per metà settembre, anche se sarà tale solo dentro Confcommercio Toscana, dal momento che, con un colpo di mano deciso lo scorso 31 luglio, proprio il giorno in cui Il Tirreno ha dato la notizia della sfiducia, il presidente di Confcommercio Firenze-Arezzo ha convocato in tutta fretta il consiglio direttivo con all’ordine del giorno “provvedimenti cariche sociali”. La riunione c’è stata giovedì scorso e, nonostante la scadenza dei vertici fosse programmata al 2029, si è deciso di mettere in votazione e far approvare la conferma degli stessi, comprensivi ovviamente del presidente Cursano e del direttore Marinoni, per un altro quinquennio, dal 2026 fino al 2031, due anni in più rispetto a quanto preventivato. In sostanza, dunque, Cursano e Marinoni, non potendo più tenersi stretta la poltronissima di Confcommercio Toscana, definitivamente disintegrata sotto il peso delle polemiche e della sfiducia e dell’accordo “romano”, hanno pensato di mettere in salvo per sé almeno la poltroncina dell’associazione interprovinciale. E poi dicono dei politici, disposti a mantenere posizioni di prestigio, potere e comando anche di fronte a fallimenti e perdite di consenso...
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