Il ritratto
Francesco Guccini prima di morire ha finito di scrivere l’ultimo libro: uscirà a settembre ed è stata svelata la sua presentazione
Il nuovo romanzo nasce da ricordi, dialetto e storie raccolte lungo il Reno. L’editore Giunti ne custodisce l’ultima dichiarazione, mentre amici e collaboratori raccontano la passione con cui il cantautore ha lavorato fino all’ultimo alla sua opera conclusiva
Francesco Guccini – morto nella mattina di giovedì 6 agosto nella sua casa di Pavana, sull’appennino in provincia di Pistoia – ha lavorato fino agli ultimi giorni a un nuovo libro che ora uscirà postumo agli inizi di settembre, come anticipa l'Adnkrons: si intitolerà “Calde le pere. Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla” e sarà pubblicato ancora una volta, come la gran parte dei suoi romanzi, dall'editore Giunti.
L’opera
Il cantautore e scrittore, in una dichiarazione contraddistinta da una chiusa struggente e poetica, raccolta da Paolo Iacuzzi, l'editor che lo ha accompagnato nell'ultima avventura letteraria, presentava così l'opera il 23 luglio scorso: «Calde le pere è nato da un brogliaccio di cui mi ha parlato un mio amico, che ne ricavò anche uno spettacolo di cabaret. Le due storie che mi ha raccontato, quella della ragazza in bicicletta e quella della fanciulla illibata che rimane incinta facendo il bagno nel Reno, mi hanno molto affascinato. Casalecchio sul Reno era allora il Lido di Bologna, con oltre diecimila presenze al giorno d’estate, tanto che dagli anni Trenta ai Cinquanta venivano stampate delle cartoline dove si vede che la chiusa sul Reno che aveva creato un ampio bacino balneabile».
L’incipit narrativo
Il libro parte come partiva "Vola Golondrina", l'ultimo giallo che Guccini ha scritto con Loriano Macchiavelli: «Lì c'era il passaggio di un motociclista misterioso che distribuiva dei volantini; qui invece c'è una ragazza in bicicletta, evidentemente una prostituta - figura speculare a quella della maîtresse che alla fine di questo libro veste i panni di una ginecologa ante litteram. Ho sempre amato lo scaturire della narrazione da un evento scatenante, o dall'irruzione di un deus ex machina, quasi un colpo di teatro. Come in diversi altri miei romanzi ho poi suddiviso il libro in quadri, dando loro un titolo e una didascalia ironica come avrebbero fatto alcuni dei miei autori più amati, da Sterne a Jerome», ha spiegato Guccini.
L’omaggio a Pavana
«Nel racconto – prosegue la presentazione di Guccini – c'è anche un omaggio a Pavana, quando mi abbandono all'immaginazione poetica della brezza che dalla sorgente del Reno sull'appennino pistoiese spira attraverso boschi e prati: lì ho voluto nominare erbe, fiori e frutti con gli stessi termini pavanesi che si ritrovano nelle Cronache epafàniche e in Tralummescuro, perché le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose. È importante per me conservare le parole del dialetto, salvare tutti quei nomi - ha dichiarato Guccini nella sua ultima dichiarazione dettata per il libro postumo -. Il Reno, poi, è il fiume della mia vita, che ho fatto protagonista di tante mie canzoni, ma che in realtà come il Danubio di Claudio Magris nasce dallo sgocciolare di un rubinetto sull'Appennino. In queste pagine ho voluto ricordare anche le sue vicende epiche, domandarmi se sia mai esistita una ''marineria'' del Reno... Se ci penso, è l'altro asse che incrocia quello della Via Emilia: forse, disteso in quel fiume, con la testa tra i prati di Pavana, i piedi verso Modena e Bologna, le braccia ad abbracciare i boschi, ci sono anche io».
Il ritratto dell’editore
Fino all’ultimo intento alla sua opera con la passione, il sarcasmo e uno sguardo sul mondo disincantato ma non cinico Francesco Guccini - nelle parole dell'editore Giunti - «era scrittore vero, in grado di raccontare figure meravigliose di oggi come di ieri, capace di spaziare tra i generi, un intellettuale che ha saputo osservare e cantare la mutazione del Paese dagli anni del Dopoguerra a oggi. Leggerlo, ascoltarlo è sempre stato come entrare nelle stanze più riposte della memoria, ritrovare un senso di collettività e di appartenenza per poi affrontare il presente. La sua voce capace di unire spunti autobiografici, cronaca, grande e piccola storia, nelle canzoni e nei suoi libri, ha accompagnato generazioni».
Il percorso letterario
Al suo percorso letterario Guccini teneva immensamente. Nel suo ultimo decennio di produzione era approdato in Giunti Editore insieme ad Antonio Franchini che, una sera di tanti anni prima aveva avuto l'idea di proporgli di scrivere gialli insieme a Loriano Macchiavelli.
Il ricordo di Franchini e Ichino
Proprio Antonio Franchini, in una dichiarazione congiunta con Giulia Ichino, ricorda così l'autore cui era legato: «Francesco Guccini è stato innanzitutto un amico straordinario. Chiamare il suo numero di casa di Pavana (dopo le 11 del mattino, mai prima!) e sentire Prrronto con la sua “r” inconfondibile era una certezza, essere accolti da lui e da Raffaella a casa o alla Caciosteria di Mimmo e Betty una gioia: e intorno alla tavola imbandita nascevano progetti e idee, sempre accompagnati da barzellette, giochi di parole, parodie che erano la cifra più alta dello humour e del genio gucciniano. Perché la tavola è il luogo delle parole, e se Francesco Guccini ha avuto una fede incrollabile è stata quella nelle parole: nella loro multiforme ricchezza, che esplorava con divertimento da enigmista; nella loro profondità storica, che coltivava da appassionato lessicografo; nella loro potenza poetica, che ha plasmato nei suoi versi di cantautore; nella loro capacità di salvare storie, di costruire universi, di resistere alla barbarie, diventando gli strumenti militanti della sua letteratura. Francesco è stato un grande uomo – prosegue il ricordo di Franchini e Ichino – anche per il modo in cui ha vissuto il successo, lasciandoselo scivolare addosso, continuando a pensare di testa sua anche quando gli affibbiavano etichette che non corrispondevano al suo pensiero democratico, libero e liberale. Come ogni grande scrittore, Guccini ha scritto una sola storia, sempre la stessa, sempre più bella e potente, che dalle sue canzoni trascorre nei suoi romanzi e nell'ultimo, commosso racconto di prossima uscita trova la sua strofa più struggente: ma, con degno colpo di fioretto à la Cyrano, lo struggimento è contemperato da un titolo che solo lui poteva scegliere. Il motto misterioso e sensuale ''Calde le pere!'' Il vuoto di Francesco Guccini è incolmabile. Ma raccontiamoci una delle sue barzellette, ascoltiamo le sue canzoni, rileggiamo i suoi libri e saremo meno soli».
Le opere recenti
Nel 2017 la coppia d'oro formata dal cantautore e da Loriano Macchiavelli, tra i padri del giallo italiano, aveva dato alle stampe per Giunti Tempo da Elfi. Poi, per Guccini, era venuta, ancora con Giunti, l'opera solista cui si sentiva legatissimo, Tralummescuro, Premio Selezione Campiello nel 2019: ballata letteraria dedicata alla rievocazione (anche linguistica, attraverso il largo uso del dialetto) del paese dell'Appennino dove Guccini aveva trascorso l'infanzia nel mulino dei nonni ed era poi tornato a vivere da adulto, senza andarsene più. Nel 2018, per Bompiani, il cantautore aveva raccolto una selezione di sue Canzoni, che l'introduzione e le note della filologa Gabriella Fenocchio avevano commentato nella loro densità di testi poetici. Che cosa sa Minosse? e poi ancora Vola Golondrina (2022, 2023, Giunti) sono stati gli ultimi gialli a quattro mani con Macchiavelli. Del 2024 la fortunata raccolta di racconti Come eravamo (Giunti editore) cui ha fatto seguito la novella Romeo e Giulietta 1949 nel 2025.
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