Il Tirreno

Toscana

Scalo e politica

Riforma dei Porti, in parlamento arriva un testo “addolcito”: cosa significa (e cosa cambia)

di Maurizio Campogiani

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il disegno di legge nelle scorse ore

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ROMA. A distanza di dieci giorni dalla “bollinatura” da parte della Ragioneria di Stato è arrivato il via libera del Presidente della Repubblica al disegno di legge che dovrebbe portare alla riforma della portualità italiana. Da adesso può quindi iniziare l’iter parlamentare, che, come preannunciato, non si prevede breve e che potrebbe non esaurirsi al termine dell’attuale legislatura.

Peraltro, il testo “firmato” dal Capo dello Stato è diverso rispetto alla stesura iniziale predisposta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e dal vice, Edoardo Rixi. Contrariamente a quanto era stato previsto nel testo approvato nel dicembre scorso dal Consiglio dei Ministri, la Porti d’Italia Spa, la famosa cabina di regia nazionale che dovrebbe sovrintendere a tutta la politica riguardante i porti, subisce un drastico ridimensionamento.

Lo si evince andando a vedere il capitale sociale, che nella versione originale era previsto di 500 milioni e che adesso è diventato di 10 milioni di euro i quali, oltretutto, non arriveranno dagli avanzi di gestione delle autorità di sistema portuale. E proprio il ruolo delle Adsp, che nella prima stesura veniva fortemente ridimensionato, torna ad essere centrale. Lo si evince anche dal discorso riguardante il trasferimento alla Porti d’Italia spa dei canoni incassati relativamente alle concessioni demaniali e dalla modifica apportata in ordine al personale degli attuali enti e alla possibilità di un trasferimento nella costituenda società, che non potrà avere un organico superiore alle centocinquanta unità e per il quale “potrà avvalersi del personale alle dipendenze delle partecipate dello Stato”.

La sensazione è che il nuovo testo abbia voluto prendere in considerazione le non poche perplessità che erano state manifestate non solo in sede politica, ma anche da parte di alcune associazioni imprenditoriali e dalle organizzazioni sindacali. Adesso l’iter parlamentare potrebbe quindi essere meno tormentato, ma appare davvero difficile che il disegno di legge possa essere licenziato da Camera e Senato entro la fine della legislatura.

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