Il Tirreno

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Il caso

Flotilla, affondata l’imbarcazione di Antonella Bundu: «Siamo naufraghi, attendiamo un porto di sbarco»

di Redazione eb

	Antonella Bundu
Antonella Bundu

È la stessa ex candidata alla presidenza della Toscana a raccontarlo sui social

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Flottila, è naufragata l’imbarcazione di Antonella Bundu. È la stessa ex candidata alla presidenza della Toscana a raccontarlo sui social. Bundu si era imbarcata con la Global Sumud Flotilla alla volta di Gaza.

«La Trinidad è affondata. Ieri era il primo giorno di "tormenta" (tempesta in spagnolo). Dopo alcune ore di mare grosso, con sballottamenti a destra e a manca, la barca ha cominciato a spezzarsi. È volata via la battagliola a manca, con candelieri e draglie, lasciando dei buchi importanti nella coperta (nel senso che è partita la ringhiera a sinistra, con i pali sradicati che hanno lasciato fori sulla barca)», scrive Bundu.

«Acqua da sotto e da sopra. Noi comuni mortali abbiamo abbandonato rocambolescamente la nave, chiedendo via radio l'intervento di Open Arms. Pronti a lasciare la barca, aspettiamo fuori nel pozzetto a poppa, mentre il pannello solare, ancora agganciato ai cavi di acciaio, vola sbatacchiato dal vento. Ci affianca il gommone della Open Arms. Un soccorritore con caschetto riesce a zompare sulla Trinidad. Ci prendono uno alla volta, io per ultima, il capitano decide di rimanere sulla barca».

Il racconto prosegue. «Andiamo a tutto gas, sbattendo sulle onde ma con una sensazione di sicurezza, mentre l'acqua salatissima ci spruzza e ci bagna. Ho portato con me solo una piccola borsa di tela. Il passaporto in una pochette di plastica al collo, fisso lì dalla notte degli attacchi. Ci sbarcano sulla nave madre e vanno a riprendere quelli sulle altre due barche. Guardo nella borsa: è pesante, spero di averci dentro qualcosa di utile. Escono una bottiglia d'acqua da un litro e mezzo, tre caricabatterie e power bank, auricolari, una bandiera Nuestra Convoy a Cuba, un paio di calzini (utile, ero venuta via senza infilarmeli), un maglione (utile) e la trousse con dentifricio, spazzolino e burro di cacao. Stop! Ci portano nel comedor, ci danno l’uniforme Open Arms, facciamo finalmente una doccia, anche calda. Laviamo i vestiti sporchi e li mettiamo ad asciugare. Nel frattempo arrivano anche altri. Siamo 12 naufraghi in tutto. Ci mostrano le cuccette: possiamo dormire a turni di 4 ore a testa. Vado a letto alle 23 e alle 3:00 mi alzo. Siamo ufficialmente naufraghi e attendiamo un porto di sbarco».

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