80 voglia di Toscana
Vespa compie 80 anni, il tour del Tirreno fa tappa a Torano: «Ecco come teniamo vivo il borgo»
La voce degli abitanti della piccola frazione di Carrara: «C’è chi ha deciso di investire qui». E "Torano notte & giorno" diventa leva di sviluppo culturale
TORANO. Avevamo annunciato l’arrivo della Vespa del "Tirreno" alle 14,30, siamo arrivati alle 14,38, ma solo perché ci siamo fermati al cartello di inizio frazione per fare la foto classica dello scooter Piaggio sotto la scritta Torano. Il comitato di accoglienza (organizzato da Emma Castè) ci stava aspettando con la voglia di raccontarci il borgo. Il giorno prima avevamo parlato al telefono con Emma Castè, dal 2013 direttrice artistica del festival "Torano notte e giorno: «Ho trasportato la mia idea di sviluppo economico-culturale e sociale attraverso l’arte: usare l’arte per sviluppare un luogo attraverso un processo partecipativo, condiviso, in cui gli abitanti siano parte integrante», racconta.
«Spesso i borghi sono usati solo come cornice, ma questo non è corretto verso la comunità, la comunità deve essere parte integrante di un festival e sentirlo suo, pertanto ho coinvolto gli abitanti, quelli che lo volevano chiaramente, nella costruzione del festival». A capo del comitato di accoglienza c’è Lelio Paladini, nato a Torano 75 anni fa e che ha vissuto quasi tutta la sua vita nel borgo. Ci racconta come è cambiato negli anni il paese dei cavatori.
«Oggi (24 aprile, ndr) è un giorno lavorativo, quindi molte persone del borgo sono in cava», dice Lelio. È un mestiere che va ancora «con il sole», gli orari di lavoro continuano a essere dettati dalla luce. Gli chiediamo di parlarci della lapide dedicata ai Caduti delle Cave. Le tecnologie moderne permettono la movimentazione meccanico-industriale dei blocchi di marmo, ma fino a meno di 100 anni fa ancora esistevano le lizzature che hanno fatto tanti caduti. Quanti? Lelio abbassa il tono della voce: «Di preciso non so, ma in passato ne sono morti tanti».
Forse qualcuno era anche suo amico. Racconto questo episodio ad Emma Casté, la quale ci dice che in passato «le mogli dei cavatori, appena il marito lasciava casa, facevano subito il letto perché la camera doveva essere sempre presentabile nel caso in cui arrivasse la notizia più triste». Questi racconti sono pezzi di passato che è importante ricordare. Il 18enne Pietro Granai ci porta sulla scalinata davanti alla chiesa e ci racconta che durante il festival questa diventa un teatro a cielo aperto dove ascoltare musica e anche la «gara di poesia in dialetto carrarino».
Zina Orfanotti tiene a farci vedere la piazzetta dove il figlio ha fatto nascere un bed and breakfast, a riprova che i toranesi vogliono ancora investire nel borgo, come hanno fatto anche i proprietari del forno, della pizzeria e del bar tabacchi. Le ultime chiacchiere le facciamo con Maria Granai che molto gentilmente ci dice: «Io devo scendere verso Carrara, se mi vuoi seguire ti faccio strada io». Proposta super gradita che accettiamo volentieri.
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