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Porti, la Ragioneria Generale dà il via libera: la proposta di riforma approda in Parlamento

di Maurizio Campogiani

	Uno scalo in una foto di repertorio
Uno scalo in una foto di repertorio

Inizia l’iter parlamentare per la riforma dei porti proposta dal Governo

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La riforma dell’attuale legislazione sui porti approda in Parlamento. La Ragioneria Generale dello Stato ha infatti apposto il proprio bollino alla bozza del disegno di legge di riforma del sistema portuale. L’annuncio arriva direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che sottolinea come il provvedimento, superato il vaglio tecnico-contabile, è ora pronto a entrare nella fase parlamentare per l’avvio dell’iter di esame e approvazione. 

«Si tratta – si legge nella nota diramata dal MIT – di un passaggio che consente al testo di approdare alle Camere e di avviare il confronto politico sulla revisione della governance e dell’organizzazione dei porti».

Adesso starà ai due rami del Parlamento fissare le date di inizio del dibattito che partirà dalle commissioni competenti. L’iter non si preannuncia comunque breve e semplice per una riforma che va a incidere fortemente sui temi della portualità e i cui elementi cardine sono rappresentati dalla creazione della Porti d’Italia spa, una società partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sotto la vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che dovrebbe centralizzare buona parte delle competenze che fanno capo attualmente alle singole autorità di sistema portuale.

Proprio le Adsp manterrebbero, secondo la proposta di riforma, compiti operativi e di manutenzione sul territorio attraverso il coordinamento della Porti d’Italia, ma vedrebbero ridursi le entrate, parte delle quali diventerebbero infatti di stretta competenza della spa.

Si tratta di una serie di novità che hanno già acceso il dibattito non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno degli stessi partiti di Governo. C’è poi da mettere nel conto la tempistica. Al termine della legislatura mancano praticamente dieci mesi (al netto del periodo delle ferie estive e di quello natalizio) e questi potrebbero non essere sufficienti per far arrivare la Legge alla promulgazione.

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