Ottenere il risarcimento dopo la caduta a causa di un tombino
La responsabilità del Comune: i consigli dell'avvocata Giulia Orsatti
Domenica mattina portavo a spasso il cane facendo il solito giretto intorno a casa. Stavo camminando sul marciapiede con il guinzaglio in mano quando improvvisamente mi sono ritrovato a terra. Solo dopo essere caduto mi sono accorto che il mio piede era finito dentro un tombino che ha ceduto, e ci era rimasto incastrato, tanto che è dovuto intervenire il primo passante che mi ha visto per liberarmi la gamba. Ho riportato inoltre traumi fisici. Credo di aver diritto ad un risarcimento, cosa posso fare?
P.T.
Cadere per strada a causa di un tombino che cede o presenta un dislivello pericoloso è una situazione che può capitare e non sempre è frutto di una semplice “sfortuna”. In molti casi, infatti, può configurarsi una responsabilità dell’ente che gestisce la strada – spesso il Comune – ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile.
La norma, rubricata “danno da cose in custodia”, stabilisce che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. Il custode è il soggetto che ha il potere di controllo e vigilanza sul bene, anche solo di fatto, e nel caso delle strade tale ruolo è normalmente ricoperto dall’ente pubblico proprietario o gestore.
Si tratta di una responsabilità particolarmente rigorosa: il danneggiato deve provare il nesso tra la cosa (in questo caso il tombino o il manto stradale) e il danno subìto, mentre spetta al Comune dimostrare che l’evento è stato determinato da un fattore esterno imprevedibile ed inevitabile, cioè il cosiddetto caso fortuito.
In passato si parlava spesso di “insidia” o “trabocchetto”, ma oggi la giurisprudenza ha chiarito che ciò che conta davvero è la concreta pericolosità della situazione e la sua incidenza causale sull’evento. Restano comunque rilevanti elementi come la visibilità del difetto, le sue dimensioni e la sua collocazione, anche ai fini di valutare un eventuale concorso di colpa del pedone.
Non è raro, infatti, che le amministrazioni comunali si difendano sostenendo che la caduta sia stata causata da un comportamento imprudente del danneggiato. In questi casi, se tale condotta viene accertata, il risarcimento può essere ridotto in proporzione o, nei casi più gravi, escluso del tutto.
Dal punto di vista pratico, ciò che si fa subito dopo l’accaduto può fare la differenza. È fondamentale documentare lo stato dei luoghi, ad esempio scattando fotografie del tombino o della buca, e raccogliere i nominativi di eventuali testimoni, come le persone intervenute per prestare aiuto. È inoltre opportuno contattare le forze dell’ordine per la redazione di un verbale e recarsi al pronto soccorso per ottenere un referto medico che attesti le lesioni.
Con questa documentazione sarà possibile inviare una richiesta formale di risarcimento al Comune, tramite Pec o raccomandata. Il termine per agire è di cinque anni dal fatto. Qualora l’ente non riconosca spontaneamente il danno, sarà necessario rivolgersi ad un legale per valutare l’azione giudiziaria.
In definitiva, situazioni di questo tipo sono più frequenti di quanto si pensi e spesso vengono sottovalutate, liquidate come semplici incidenti. In realtà, dietro a una caduta può esserci una responsabilità ben precisa, ma ogni caso va valutato nelle sue specificità, tenendo conto delle condizioni dei luoghi e del comportamento di chi ha subìto il danno.
Servizio sportello legale: Il Tirreno si avvale della competente e qualificata collaborazione dello studio legale Depresbìteris-Scura. I professionisti di questo studio rispondono settimanalmente ai quesiti che arriveranno a sportellolegale@iltirreno.it.

.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=385b0c2)