Il Tirreno

Toscana

L’intervista

Stretto di Hormuz, gli effetti sui traffici commerciali in Italia: «Tirreno a basso rischio (per ora)»

di Maurizio Campogiani

	Alessandro Ferrari
Alessandro Ferrari

La nostra intervista ad Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal. Grande preoccupazione per quanto sta accadendo in Medio Oriente e per le ripercussioni nel settore dei trasporti e delle crociere. Nel settore dei container la guerra si ripercuote sui “vuoti”

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Difficile, preoccupante, ma per il momento non ancora devastante. Assiterminal, l’associazione che raccoglie terminalisti e imprese portuali italiane osserva con attenzione quanto sta avvenendo in seguito allo scoppio della guerra in Medio Oriente e al conseguente blocco dei transiti marittimi nello stretto di Hormuz. A preoccupare, soprattutto, è quanto potrà avvenire nei prossimi giorni e nelle prossime settimane se continuerà il conflitto. Ne abbiamo parlato con il direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari.

Come vedete quanto sta avvenendo in Medio Oriente in funzione delle vostre attività?

«Non è una situazione facile da inquadrare al momento. Per ora il primo effetto tangibile è l’aumento del costo del carburante che inevitabilmente si va a ripercuotere sui costi operativi. Per quanto riguarda i volumi dei traffici, invece, è ancora troppo presto per esprimere una valutazione. L’Adriatico, comunque, sta già avvertendo un rallentamento dell’export. Mi riferisco in particolare ai settori della metallurgia, della ceramica, dei prodotti lavorati e del grano, dove si riscontrano problemi con la spedizione della merce».

È un’Italia dai due volti, insomma, sotto l’aspetto dei traffici commerciali?

«Ravenna, Ancona, Venezia e Trieste riscontrano una riduzione sia dell’import che dell’export. D’altronde, rispetto alle previsioni che erano state fatte 15 giorni fa, i tempi si sono notevolmente rallentati. C’è da tener conto che il Mar Rosso è praticamente fermo. E quindi si sta lavorando per una riorganizzazione complessiva degli spazi e del lavoro. Anche il Tirreno, in realtà, avverte quanto sta avvenendo, ma in misura minore. Nel settore dei container, ad esempio, la guerra si ripercuote sui “vuoti”. D’altra parte i traffici del Tirreno sono molto incentrati sui rapporti commerciali con gli Stati Uniti, a differenza dell’Adriatico che guarda molto a Oriente. Il Tirreno può quindi servirsi più facilmente dei porti vicini a Gibilterra, a differenza dei porti che si trovano nella parte orientale dell’Italia, e risente per ora in minima parte di quanto sta avvenendo».

Quale può essere l’evoluzione dei traffici marittimi?

«Se continua così, l’effetto sui costi non si farà più sentire solo nelle tasche degli operatori, ma di tutti i cittadini.  inevitabile una ripresa del fenomeno inflattivo. Poi c’è il discorso legato all’export complessivo. Anche qui a rischiare maggiormente sono i porti dell’Adriatico, proprio perché, come abbiamo detto, inviano molta merce verso Oriente. Si potrebbe ripetere in sostanza quanto già avvenuto con la crisi Ucraina. Anche in quell’occasione, le conseguenze vennero avvertite soprattutto nell’Adriatico. Noi stiamo monitorando quotidianamente la situazione confrontandoci con i nostri associati. Confesso che siamo preoccupati per il settore delle crociere: stanno arrivando disdette e annullamento di prenotazioni dagli Stati Uniti e si potrebbe di conseguenza verificare una diminuzione di un traffico che solo fino a un mese fa veniva dato in ulteriore espansione».

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