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Ferrari (Assinterminal): «Regole comuni per rendere i porti italiani competitivi»

di Maurizio Campogiani

	Un momento dell'intervento
Un momento dell'intervento

Il direttore generale è intervenuto in Parlamento agli Stati Generali dell’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare

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La competitività dei porti italiani non può prescindere da regole comuni e uguali per tutti. È uno dei concetti espressi ieri, 11 febbraio, dal direttore generale di Assiterminal, Alessandro Ferrari, intervenuto agli Stati Generali 2026 di ONTM – Osservatorio Nazionale Tutela del Mare, che si sono svolti a Roma presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, nel panel dedicato a nuovi carburanti, navigazione, porti e logistica.

Il rappresentante dell’associazione dei terminalisti e degli operatori portuali italiani ha richiamato nel suo intervento tre direttrici strategiche per accompagnare la transizione energetica dell’intera filiera legata alla logistica e al trasporto marittimo. In primo luogo, la necessità di un approccio a matrice, fondato su un nuovo rapporto pubblico-privato.

“La decarbonizzazione – ha sottolineato Ferrari – non può essere affrontata in modo settoriale o frammentato, ma richiede una governance integrata, capace di coordinare politiche industriali, pianificazione infrastrutturale, scelte tecnologiche e sostenibilità economica”.

Ha poi rimarcato l’urgenza di norme chiare, univoche e uniformi su tutto il territorio nazionale, visto in un contesto caratterizzato dall’entrata in vigore di strumenti europei come ETS e FuelEU Maritime e da una crescente pressione regolatoria, la competitività dei porti italiani dipende anche dalla certezza del diritto e dall’omogeneità applicativa delle disposizioni.

In ultimo, ha auspicato la definizione di un quadro autorizzativo chiaro, che individui con precisione responsabilità e competenze tra amministrazioni centrali, autorità portuali e altri enti coinvolti. “Senza una filiera decisionale trasparente e tempi autorizzativi certi – ha aggiunto Ferrari - il rischio è quello di rallentare investimenti già programmati e compromettere la capacità di risposta del sistema. La transizione è una sfida industriale prima ancora che ambientale: per vincerla servono visione strategica, coordinamento istituzionale e un patto pubblico-privato capace di trasformare gli obiettivi climatici in sviluppo competitivo per il sistema portuale nazionale”.

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