Sgomberi centri sociali, la destra alza il livello: responsabilità penali per i sindaci inerti
Dalla proposta di Andrea Barabotti al giro di vite annunciato da Fratelli d’Italia: nel mirino le amministrazioni che non sgomberano e i centri sociali considerati “a rischio”
Una stretta sui sindaci che non danno seguito agli sgomberi. È questa la proposta che il deputato leghista di Massa Andrea Barabotti intende portare in Parlamento in sede di conversione del recente pacchetto Sicurezza approvato dal governo. «Non possiamo permettere – sostiene – che di fronte a situazioni che presentano profili di illegalità, rischi per la sicurezza delle persone e la diffusione di cultura eversiva si scelga di non intervenire».
Pressione sui sindaci che non sgomberano: i tre criteri
L’idea è introdurre una norma che rafforzi la responsabilità dei primi cittadini quando ricorrono tre condizioni: violazioni della legalità, pericoli per gli avventori degli spazi occupati e presenza di quella che Barabotti definisce «cultura eversiva». «Se queste circostanze sono accertate – argomenta – il sindaco non può girarsi dall’altra parte. La legge deve chiarire che esiste un obbligo di attivazione». Per questo il deputato affiderà agli uffici legislativi della Lega il compito di formulare un emendamento che preveda, in caso di inerzia, la possibilità di procedere per gravi omissioni di atti d’ufficio.
Una proposta che sposta il terreno del confronto dal piano politico a quello delle responsabilità personali degli amministratori locali. Tra i tre criteri indicati, il riferimento alla «cultura eversiva» solleva i nodi più delicati: una definizione ampia, potenzialmente elastica, che rischia di estendere la valutazione dall’ambito dei fatti a quello delle appartenenze e delle idee. L’iniziativa si inserisce in una più ampia offensiva del centrodestra toscano dopo il corteo pro Askatasuna, con una tendenza a ricondurre l’intero universo dei centri sociali toscani dentro una cornice di sospetto generalizzato.
Niente concessioni e aiuti per dieci anni
Fratelli d’Italia parla direttamente di «terrorismo di piazza». Il partito annuncia la presentazione di una mozione in tutti i consigli comunali per esprimere sostegno alle forze dell’ordine e impegnare le amministrazioni «a prendere le distanze in modo netto da qualsiasi realtà, associazione o centro sociale che ammicchi a queste frange violente». È stata depositata in consiglio regionale. I suoi intenti li chiarisce il primo firmatario e vicepresidende del gruppo di Fdi in consiglio regionale Alessandro Capecchi: «Chiediamo che la Regione e le amministrazioni comunali prendano le distanze dalle realtà che usano la violenza come forma di lotta politica, interrompendo qualsiasi forma di contributo o patrocinio».
Nel testo si prevede l’introduzione, in atti amministrativi, bandi, concessioni e contributi pubblici, di una clausola vincolante che obblighi associazioni ed enti a sottoscrivere un impegno formale a rifiutare e contrastare ogni forma di violenza, pena la revoca immediata di benefici, concessioni o agevolazioni e l’esclusione da ulteriori aiuti per almeno dieci anni. Una misura che, se applicata in modo estensivo, potrebbe produrre effetti rilevanti su spazi sociali e realtà considerate “a rischio”. Nel comunicato diffuso dai consiglieri regionali fiorentini Jacopo Cellai, Matteo Zoppini e Claudio Gemelli di FdI si auspica «la massima attenzione» sul Cpa di via Villamagna, citando la presenza di suoi esponenti al corteo di Torino.
Dalla proposta parlamentare della Lega alle mozioni coordinate di Fratelli d’Italia,i il centrodestra toscano costruisce così un fronte compatto che salda sicurezza, ordine pubblico e conflitto sociale. Con il rischio che la risposta agli episodi di violenza si traduca in una pressione politica e amministrativa estesa a un intero mondo, oltre le singole responsabilità penali.
