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Prelievi fraudolenti con la carta di credito. Come recuperare i soldi

Prelievi fraudolenti con la carta di credito. Come recuperare i soldi

L’Arbitro Bancario Finanziario: i consigli dell'avvocato Biagio Depresbìteris

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Mercoledì scorso faccio un controllo dal mio home banking sul mio estratto contro e scopro che erano stati effettuati due prelievi da uno sportello Atm: un acquisto on-line e un rifornimento di benzina. Posso fare qualcosa per recuperare le somme sottratte senza andare in tribunale?
Giulia T.

Se non si intende adire il tribunale, la strada principale da percorrere è quella dell’Arbitro Bancario Finanziario (Abf). Il primo passo consiste nella presentazione di un reclamo nei confronti del proprio istituto di credito, che può essere inoltrato direttamente dal cliente oppure tramite un legale di fiducia.

A seguito del reclamo, l’intermediario può accoglierlo, rimborsando le somme sottratte - evenienza non frequentissima nella prassi - oppure respingerlo, rifiutando il rimborso. In quest’ultimo caso è possibile presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

È importante precisare che il reclamo costituisce un passaggio obbligatorio: soltanto dopo il suo invio e decorso il termine di 60 giorni previsto per la risposta della banca si può proporre il ricorso.

Occorre inoltre rispettare il termine di 12 mesi dall’invio del reclamo, decorso il quale sarà necessario presentarne uno nuovo, e tenere presente che nel ricorso non possono essere sollevate questioni diverse da quelle già esposte nel reclamo.

Chiariti gli aspetti procedurali, occorre verificare se, nel caso concreto, sussistano i presupposti per la restituzione delle somme.

Sul cliente grava innanzitutto un obbligo di corretta custodia della carta e delle relative credenziali, sicché è necessario escludere una condotta dolosa o gravemente colposa, che può configurarsi anche nella conservazione del codice Pin insieme alla carta fisica.

In tali ipotesi, infatti, l’intermediario non risponde delle operazioni fraudolente, soprattutto se risulta che il codice sia stato sottratto oppure smarrito unitamente allo strumento di pagamento. È quindi fondamentale accertare che ciò non sia avvenuto e dichiararlo espressamente nella lettera di reclamo.

Per quanto riguarda gli obblighi della banca, rileva l’articolo 1176, comma 2, del codice civile, secondo cui, nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività svolta.

In applicazione di tale principio, e alla luce del decreto legislativo n. 11/2010, gli istituti di credito sono tenuti ad adottare misure idonee a garantire che le operazioni effettuate siano effettivamente riconducibili al cliente, gravando sull’intermediario l’onere di dimostrare di aver predisposto sistemi di sicurezza adeguati a prevenire utilizzi fraudolenti.

È ormai consolidato, inoltre, l’orientamento secondo cui la responsabilità della banca per le operazioni compiute mediante strumenti elettronici ha natura contrattuale, con particolare riferimento all’accertamento della riconducibilità delle operazioni alla volontà del cliente e all’eventuale utilizzo fraudolento dei codici identificativi da parte di soggetti terzi.

Tale responsabilità può essere esclusa solo in presenza di una colpa grave del cliente, ad esempio qualora questi ometta per un periodo prolungato qualsiasi controllo degli estratti conto o quando lasci incustoditi codice pin e tessera bancomat. Si tratta di circostanze che, nel caso esaminato, paiono doversi escludere.

Alla luce di tali elementi, nel caso prospettato sembrano dunque sussistere i presupposti per proporre ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario al fine di ottenere la restituzione delle somme prelevate.

Servizio sportello legale: Il Tirreno si avvale della competente e qualificata collaborazione dello studio legale Depresbìteris-Scura. I professionisti di questo studio rispondono settimanalmente ai quesiti che arriveranno a sportellolegale@iltirreno.it.

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