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Galeoni, dinosauri in piazza e fiori giganti: in un video la Toscana vista dagli occhi di un bambino e “disegnata” con l’intelligenza artificiale


	Leobi e un'immagine del video
Leobi e un'immagine del video

Il filmato realizzato dal creativo Leobi: «Un tentativo di restituire l’impressione di pochi momenti in un modo nuovo, senza la pretesa di dire cos’è la regione»

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Dalle piazze iconiche e conosciute in tutto il mondo ai colori e ai sapori. Dai carri del Carnevale di Viareggio ai cantuccini e all’olio, passando per il mare e le cave di marmo di Carrara. E ancora, dal maxi-fiore che esce dalla Torre di Pisa a Dante che gira la Toscana sul treno, oppure dal dinosauro che scorrazza per piazza del Campo a Siena.

Il racconto

Come la vedi, la vedi: la Toscana è sempre bella. Può essere questo uno dei messaggi, in sintesi, che emerge e che viene restituito dal video “La Toscana con gli occhi di un bambino” realizzato da Leonardo Bigliazzi, in arte Leobi, creativo pubblicitario classe 1990. Un video di un minuto e mezzo con bellezze e tipicità della Toscana raccontate con gli occhi di un bambino: linguaggio visivo essenziale, il tentativo di uno storytelling diverso, originale su una delle regioni italiane più narrate al mondo d’altronde.

E allora, per continuare con qualche altro esempio, ecco il vignaiolo con la barba composta da un grande grappolo d’uva, o un galeone dei pirati che vola sul mare azzurro o, ancora, la maxi-scacchiera in terrazza Mascagni a Livorno. Poi il ruolo dell’intelligenza artificiale – attraverso diverse soluzioni – che entra in scena a coniugare l’idea (bissando il progetto fatto su Arezzo da Leobi) e le chiavi di lettura del bambino, mentre si alternano le immagini del Granducato.

La genesi

«Questo video – spiega Bigliazzi – non ambisce a rappresentare la Regione, né a spiegarla. È uno sguardo personale, parziale, soggettivo. Uno spaccato, non una sintesi. Un tentativo di restituire l’impressione di pochi momenti, di emozioni, in un modo nuovo, senza la pretesa di dire cos’è la Toscana. Sono quasi due anni che mi occupo di intelligenza artificiale applicata alla creatività. Non da tecnico, non da teorico, ma da curioso ostinato. Studio, progetto, sperimento. A volte va, a volte inciampo, ma il non poter tornare indietro è la mia unica certezza».

E sull’intelligenza artificiale spiega: «L’AI generativa oggi è ovunque, ma capirla davvero è ancora affare per pochi. Dietro ogni strumento c’è un modo di pensare, dietro ogni immagine generata c’è (o non c’è) un’intenzione. E qui sta il punto: distinguere tra uso consapevole e automatismo artificiale è diventata la vera sfida. Per chi lavora nella creatività, le possibilità sono enormi. Non si tratta di sostituire l’autore con una macchina, ma di offrirgli nuovi strumenti, nuovi linguaggi, nuovi spazi di espressione. A patto di non perdere per strada l’unico ingrediente non replicabile: il senso. La tentazione, lo sappiamo, è dietro l’angolo: soluzioni facili, creatività a gettone, contenuti prefabbricati che sembrano tutto ma non dicono niente. L’AI ha letto tutto, sì, ma ha capito poco. Ed è qui che torna l’umano, se decide di restare in scena. Nel mio piccolo, ho scelto di attraversare questo territorio passo dopo passo, senza scorciatoie, mappa alla mano. Il video – conclude – è come un diario di viaggio per documentare la strada, ogni lavoro diventa una pagina».

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