Il Tirreno

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Le testimonianze

Alluvione in Toscana, un mese dopo niente ristori: «Abbiamo perso tutto, siamo soli e abbandonati»

di Martina Trivigno

	L'alluvione a Campi Bisenzio. A destra in alto Elisa Ceccarelli col compagno Marco Bonciani. Sotto l'imprenditore Maurizio Grassi (Foto Juri Autovino)
L'alluvione a Campi Bisenzio. A destra in alto Elisa Ceccarelli col compagno Marco Bonciani. Sotto l'imprenditore Maurizio Grassi (Foto Juri Autovino)

La testimonianza di una cittadina di Campi Bisenzio e di un imprenditore di Montemurlo: «Totale assenza degli enti pubblici e del governo»

01 dicembre 2023
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«Quella notte, in poche ore, abbiamo perso tutto». Il 2 novembre è una data da dimenticare, invece resterà scolpita nei loro ricordi. L’acqua arriva, miete vittime e si porta via tutto: sacrifici e ricordi. «Ma a distanza di un mese, dei ristori non abbiamo visto neppure l’ombra», dicono all’unisono famiglie e imprese.

Oggi Elisa Ceccarelli, di Campi Bisenzio, compie 45 anni ma – dice – sarà un compleanno amaro. Ha poco da festeggiare perché adesso una casa non ce l’ha più e neppure l’auto e il motorino. In via del Gelsomino restano le mura, intrise di fango e umidità, e poco altro. Da un mese dorme a casa della madre, i suoi due figli in brandine prestate da alcuni vicini. Guarda avanti, ma è impossibile per lei e il suo compagno, Marco Bonciani, non voltarsi indietro.

(La casa di Elisa oggi e un mese fa)
 

Maurizio Grassi, 57 anni, alla guida del Gruppo Grassi, azienda leader nella progettazione e costruzione di macchine per materassi che dà lavoro a un centinaio di lavoratori, ha perso uno dei suoi quattro stabilimenti produttivi. Quello in via Croce Rossa a Montale (Pistoia) è stato inghiottito dal fiume Agna e ancora oggi è inagibile; l’altro, in via Boito a Montemurlo (Prato), è stato danneggiato, ma lì, ora, l’80% della produzione è ripartita.

(L’azienda di Maurizio Grassi prima e dopo un mese dall’alluvione)

A fatica, certo. «Grazie allo sforzo dei miei ragazzi che si sono arricciati le maniche per ripulire tutto dal fango – spiega l’imprenditore – ma macchinari imballati, già pronti alla spedizione, sono andati distrutti». Tradotto in cifre: circa 2,3 milioni di euro di danni. «Che chissà se e quando saranno ripagati», dice amaramente l’imprenditore. Ai loro occhi, la Toscana è stata ferita due volte: prima dall’alluvione, poi dagli annunci di ristori non ancora arrivati. Su questo fronte, imprese e famiglie si sentono sullo stesso piano di precarietà e preoccupazione.

«Soli e abbandonati da tutti», rincara la dose Elisa Ceccarelli. Calcolatrice alla mano, snocciola i numeri: «Serviranno almeno 30mila euro per ristrutturare la casa con pavimenti, infissi e impianti elettrici nuovi; 20mila per mobili ed elettrodomestici e non abbiamo più l’auto e il motorino», racconta la donna. Nell’ultimo mese, la vita della sua famiglia è stata sconvolta. «Le scene di quella notte le ho ancora davanti agli occhi – precisa – Quando ho visto l’acqua entrare in casa, ho provato a mettere al sicuro sugli armadi e sui letti a castello ciò che ho potuto, ma non è servito. Abbiamo trascorso la notte dalla vicina del piano di sopra che ci ha ospitato, eravamo in dieci. Quando sono rientrata nella mia abitazione, un paio di giorni dopo, mi tremavano le gambe. L’acqua era alta, più di un metro. Il divano e le sedie galleggiavano tra i giocattoli dei miei bambini. È stato terribile». Poi Ceccarelli si è rivolta al Comune di Campi Bisenzio per chiedere un alloggio. «Mi sono sentita rispondere che non ce n’erano e che in tutta Campi ci sono soltanto 30 case popolari a fronte di 3.200 richieste. In sostanza, mi hanno detto: arrangiatevi». E così hanno fatto, ma resta rabbia, delusione e, soprattutto, tanta paura.

Anche per questo l’imprenditore Maurizio Grassi lancia un appello perché il governo ascolti il grido disperato che si leva dalla Toscana. Dalle famiglie e dalle imprese. «Abbiamo bisogno che le promesse di ristori si trasformino in fatti concerti – conclude – Voglio ringraziare i volontari che ci hanno aiutato, ma abbiamo assistito alla totale assenza degli enti pubblici e del governo. Da noi, non c’è stata la protezione civile. Guardare avanti, ora, significa ottenere finanziamenti a tasso zero, sospensione delle bollette e moratorie per spostare le consegne ai clienti in avanti di quattro mesi senza perdere i benefici fiscali. Invece nulla. Siamo ancora qua, a lottare, con il ricordo di quella maledetta notte che ha sconvolto le nostre vite. Uniti tra noi e abbandonati dalle istituzioni».


 

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