Il Tirreno

L’appuntamento

Gli operai raccontati dai figli nella letteratura working class. A Campi Bisenzio il più grande evento d’Europa

di Maria Meini
Gli operai raccontati dai figli nella letteratura working class. A Campi Bisenzio il più grande evento d’Europa

Campi Bisenzio: da venerdì a domenica, terza edizione del festival italiano. Attesi scrittori e ospiti da tutto il mondo

4 MINUTI DI LETTURA





«Noi saremo tutto»: con lo slogan millenarista mutuato dal movimento sindacale nordamericano, torna, dal 4 al 6 aprile, il festival di letteratura working class. La classe operaia che si racconta con le sue parole e si fa raccontare dai “suoi figli”. Il festival, tra letteratura, musica e teatro, si tiene, come nelle due precedenti edizioni, al presidio ex Gkn di Campi Bisenzio. La fabbrica dell’hinterland fiorentino che è diventata simbolo della “resistenza”, dopo il licenziamento collettivo di 4 anni fa, e soprattutto della rinascita operaia, con un progetto di reindustrializzazione dal basso.

Organizzato da Edizioni Alegre, Collettivo di Fabbrica ex Gkn, Soms Insorgiamo, in collaborazione con Arci Firenze e con la direzione artistica di Alberto Prunetti, lo scrittore di “Amianto” che ha portato in Italia la letteratura working class, il festival è un evento unico nel panorama culturale italiano, ed è il più grande festival working class d’Europa, che quest’anno avrà un respiro internazionale, con una traduzione simultanea dall’inglese. Sarà seguito infatti in Germania, Francia e Inghilterra.

Una realtà che sta prendendo forma e in pochi anni, dal 2023, è riuscita a definire anche in Italia la cornice della letteratura della classe operaia. Domani il festival avrà un prequel a Roma, dove verrà presentato nel quartiere Quarticciolo.

Un festival di letteratura auto-dedicato alla classe operaia. Qual è la formula del successo?

«È il primo festival che si svolge in una fabbrica. Quest’anno facciamo una pre-presentazione a Roma, in un quartiere problematico. Fin dalla prima edizione abbiamo scelto di portare la cultura in realtà di disagio, dove non si parla di cultura. E siamo passati da 3.500 a 5mila spettatori. Quest’anno chissà, abbiamo ospiti da tutto il mondo. La forza del festival? È l’abbraccio di una comunità solidale a una fabbrica che è in lotta da 4 anni».

Si riparla di classe operaia, che molti avevano data per morta.

«Il festival è nato alla ex Gkn, una fabbrica che dal 9 luglio 2021 è in lotta contro la deindustrializzazione per la conversione verde e pacifica dell’automotive: il collettivo ha usato molto bene i temi dell’immaginario artistico working class, con video, comunicati social scritti benissimo, un diario di lotta e il racconto della vertenza di Dario Salvetti che verrà presentato durante il festival in un laboratorio narrativo di lotta comparata: da un lato Gkn, dall’altro la vertenza Ilva di Taranto raccontata nel libro Malesangue dell’operaio Raffaele Cataldi».

Dal passato al presente al futuro: la classe lavoratrice cambia pelle.

«La prima edizione del festival era dedicata alle Genealogie e quindi al passato, e aveva come motto “Raccontarci da soli per non farsi raccontare”; la seconda indagava le Geografie e quindi il presente, “Non siamo qui per intrattenervi” (il titolo del libro di Mark Fisher, ndr). Questa terza edizione è rivolta al futuro, alle prospettive della letteratura working class, riassunte con lo slogan “Noi saremo tutto”. Il nostro concetto è: la classe operaia è viva anche se si fa di tutto per cancellarla.

«Gli operai si sentono il sale della terra, perché sono alla base della produzione. E raccontano da soli, o attraverso i propri figli, la loro storia in memoir o romanzi».

Tanti ospiti internazionali.

«Sono oltre 40, provenienti da Italia, Austria, Svezia, Inghilterra, Francia e Filippine, che si alterneranno nei dodici panel, che spaziano dai generi letterari alla musica popolare, dalla poesia operaia alla critica militante, dalla deindustrializzazione all’autobiografia sociale e alla prospettiva migrante. Ci saranno tra gli altri Anne Pauly, Wu Ming, Claudia Durastanti, Maurizio Maggiani, Serge Quadruppani, Simona Baldanzi, Luigi Chiarella, Janek Gorczyca, Daria Bogdanska e l’attore e regista Michele Riondino».

Nomi importanti.

«Maurizio Maggiani, premio Strega e Campiello, è figlio di un operaio, e racconta la sua storia in “Il romanzo della nazione”, è un esponente della working class quando ancora a questo genere letterario in Italia mancava la cornice. Claudia Durastanti ha scritto un racconto famigliare ne “La straniera”. E poi avremo una tavola rotonda sul racconto della ristorazione».

Ci spieghi meglio.

«Finora la ristorazione è stata affrontata solo attraverso chef stellati o format tv molto competitivi. Noi diamo voce a chi lavora nell’industria della ristorazione: ci saranno Luigi Chiarella, un cameriere italiano emigrato in Austria, che racconta la sua storia in “Risto Reich”, e Daria Bogdanska, una cameriera polacca che lavora in Svezia che ha scritto una graphic novel sulla sua esperienza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

La cronaca
L’incidente

Elba, morto a 48 anni nello schianto in moto: Andrea stava andando al lavoro. La prima dinamica

di Manolo Morandini
Sani e Belli