Non brillano, ma resistono: perché l’Irlanda del Nord può infastidire l’Italia – Il “muro” e la provocazione: «Saranno nervosi»
La squadra di O’Neill arriva a Bergamo con un’identità precisa: blocco basso, fisicità e ripartenze rapide. Un avversario che non incanta, ma che sa trasformare ogni dettaglio in un’occasione per restare aggrappato alla partita
L’Italia si troverà davanti una nazionale che segna poco, concede altrettanto poco e che ha costruito la propria identità su un calcio essenziale, fisico e diretto. L’Irlanda del Nord non brilla per qualità individuale – il portiere e il centravanti militano addirittura in terza serie inglese – ma compensa con organizzazione e disciplina, seguendo un modello quasi d’altri tempi: palla lunga, corsa, duelli e ricerca della seconda giocata.
Una squadra limitata, ma compatta
I risultati delle qualificazioni raccontano una selezione che non fa paura, ma che sa sfruttare al massimo ciò che ha: tre vittorie, due contro il Lussemburgo e una contro la Slovacchia. Eppure, nonostante un rendimento modesto, gli uomini di Michael O’Neill hanno saputo costruire un’identità precisa: blocco basso, linee strette, ripartenze verticali e grande attenzione alle palle inattive. Il dato sui passaggi riusciti — appena il 71% — conferma che non è una squadra che ama gestire il possesso. Preferisce lasciare l’iniziativa agli avversari e colpire negli spazi.
Assenze pesanti, ma spirito intatto
A Bergamo mancheranno due dei giocatori più importanti:
- Conor Bradley, esterno del Liverpool che in Champions aveva messo in difficoltà l’Inter
- Dan Ballard, centrale del Sunderland, uno dei leader difensivi
Nonostante ciò, l’Irlanda del Nord resta una squadra fisica, umile e molto attenta alla fase difensiva.
Il sistema: un 5-4-1 che diventa una muraglia
Sulla carta viene presentato come un 3-4-2-1, ma in campo si trasforma quasi sempre in un 5-4-1 estremamente prudente. Tre centrali robusti, due esterni che corrono senza sosta e un’unica punta — Reid, insidiato dal giovane Marshall (classe 2004, di proprietà del West Ham) — che vive di lanci lunghi e palloni sporchi. Nelle ultime quattro gare, la squadra ha incassato appena due gol. Segno che, per aprire la partita, potrebbe bastare un episodio.
O’Neill non cambia mai atteggiamento
Il ct, che da febbraio allena anche il Blackburn, non è tipo da stravolgimenti. Anche in caso di svantaggio, difficilmente alzerà il baricentro: continuerà a puntare sull’equilibrio difensivo, sperando in una punizione, un corner, una mischia. Lo ha detto chiaramente dal ritiro di Liverpool: «La pressione è tutta sull’Italia. Noi vogliamo sfruttare il loro nervosismo. Non abbiamo nulla da perdere».
Giovani interessanti nel nuovo ciclo
O’Neill ha avviato un ricambio generazionale che sta portando minuti e responsabilità a diversi talenti:
- Hume (2002), difensore del Sunderland
- Shea Charles (2003), centrocampista del Southampton
- Devenny, esterno del Crystal Palace
- Price, ala del West Bromwich, autore di 7 gol in Championship e di una rete alla Germania
Sono loro il futuro della nazionale nordirlandese.
I precedenti e i fantasmi del passato
Quattro giocatori convocati per Bergamo erano già in campo nel 2021, quando l’Italia di Mancini si inceppò sullo 0-0 a Belfast, preludio della notte nera con la Macedonia. La mezzala McCann, uno dei reduci, ha lanciato la sfida: «Magari li sorprendiamo ancora». Il ricordo più lontano, e più doloroso, è quello del 1958: l’eliminazione dell’Italia di Alfredo Foni, che permise all’Irlanda del Nord di qualificarsi al suo primo Mondiale. Un sortilegio britannico che gli azzurri vogliono evitare a ogni costo.
