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Morto Evaristo Beccalossi, re del dribbling e bandiera dell’Inter. Il club lo ricorda con una frase di Peppino Prisco

di Redazione web

	Evaristo Beccalossi
Evaristo Beccalossi

Nato a Brescia, avrebbe festeggiato il 70° compleanno il prossimo 12 maggio. Gianni Brera lo aveva ribattezzato “Driblossi”

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BRESCIA. È morto Evaristo Beccalossi, storica bandiera dell’Inter e raffinato centrocampista del club nerazzurro.

Grave dopo un malore

L’ex giocatore, che aveva vestito anche la maglia della sua città natale, il Brescia, avrebbe festeggiato il 70° compleanno il prossimo 12 maggio.

Le sue condizioni erano gravi da oltre un anno, dopo il malore che lo aveva colpito nel gennaio 2025 e il successivo lungo periodo di coma. Beccalossi è morto nella notte tra martedì e mercoledì alla clinica Poliambulanza di Brescia, dove era ricoverato.

Il ricordo dell’Inter

«Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone. L'Inter piange Beccalossi, storico numero 10 nerazzurro che si è spento nella notte a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno. «Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi - il ricordo della società nerazzurra - Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato “Driblossi”. L'arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi».

L'Inter cita anche una frase di Peppino Prisco, che aveva fotografato l'iconicità di Evaristo: «Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l'accarezzava riempiendolo di coccole».

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