Il Tirreno

Prato

Orrore a Chinatown

Prato, ucciso a colpi di pistola: «Mi ha filmato mentre assumevo droga» – Il presunto killer confessa ma il movente non convince

di Paolo Nencioni

	Lo stabile di via Marini in cui è stato trovato il cadavere (foto Nucci)
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Lo stabile di via Marini in cui è stato trovato il cadavere (foto Nucci)

Il cadavere di un uomo di origine cinese, ancora non identificato, è stato trovato nella mansarda di uno stabile in via Marini. A confessare il delitto un connazionale di 53 anni

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PRATO. «Mi ha filmato con lo smartphone mentre assumevo droga, gli ho detto di smetterla altrimenti gli avrei sparato, lui non ha smesso e gli ho sparato». Detta così sembra una barzelletta, nemmeno delle più riuscite, se non fosse che c’è un cadavere vero, una pistola e un omicida reo confesso, che ha dato quella versione apparentemente assurda.

Il cadavere è quello di un cinese non ancora identificato, la pistola è una calibro 7,65 trovata dalla polizia in una “campana” per la raccolta del vetro e l’omicida reo confesso è un cinese di 53 anni, che nella tarda mattinata di oggi, 13 ottobre, si è presentato in Questura dicendo: «Sì, sono stato io».

L’allarme in via Marini

È successo poco dopo mezzogiorno nella mansarda di un anonimo stabile di via Marini, nel cuore di Chinatown, uno di quei posti dove non si sa mai bene chi ci viva e che cosa ci faccia e dove i nomi sul campanello sono semplici ipotesi. Intorno alle 12,10 i passanti hanno visto uscire del fumo dalle due piccole finestre della mansarda e hanno chiamato i vigili del fuoco. In attesa dell’autobotte, gli impiegati della Spina Assicurazioni, che sono dall’altra parte della strada, hanno visto uscire numerosi cinesi dalla porta dello stabile. Tra loro c’era anche una ragazza particolarmente agitata. Diceva che una persona era entrata nello stabile per fare una rapina. Ma ben presto si è scoperto che era successo qualcosa di peggio di un incendio o di una rapina.

Il cadavere nella mansarda

Quando i vigili del fuoco hanno raggiunto la mansarda hanno trovato alcuni bagagli in fiamme e il corpo senza vita di un cinese, con una piccola bruciatura e i segni di due colpi di pistola, quelli che lo hanno ucciso. Così nel giro di pochi minuti ai vigili del fuoco si sono aggiunti i carabinieri e via Marini è diventata il palcoscenico di un omicidio sulla cui dinamica e sul movente ci sono ancora parecchie cose da chiarire. All’arrivo dei carabinieri un cinese si è allontanato velocemente ed è stato inseguito ma non era lui l’assassino, forse solo uno dei tanti senza permesso di soggiorno.

La confessione dell’omicidio

Il vero assassino invece si è fatto un giro, probabilmente si è messo in contatto col suo avvocato e intorno all’ora di pranzo si è presentato in Questura assumendosi la responsabilità di quanto era appena accaduto in via Marini. Si tratta, spiega la Procura in una nota, di un uomo di 53 anni, senza permesso di soggiorno e con qualche precedente per spaccio di droga. Ma aveva con sé una pistola e questo ha fatto la differenza. Secondo una prima versione non confermata, come detto, avrebbe giustificato l’omicidio col fatto che il connazionale lo aveva ripreso col telefono cellulare mentre lui assumeva droga. Una versione che potrebbe reggere solo nell’ipotesi che l’omicida fosse completamente fuori di testa (altrimenti gli sarebbe bastato farsi consegnare il telefono cellulare). Ipotesi smentita dal fatto che l’uomo evidentemente ha conservato la lucidità per presentarsi poco dopo in Questura. Sta di fatto che è stato lo stesso reo confesso, assistito dal suo avvocato e alla presenza del sostituto procuratore Alessia La Placa, a dire ai poliziotti della squadra mobile dove aveva gettato l’arma del delitto, una pistola calibro 7,65 che è stata trovata in una “campana” per la raccolta del vetro vicino al luogo dell’omicidio.

Un corpo senza nome

La vittima fino a stasera non era stata ancora ufficialmente identificata. Si sa soltanto che lo stabile dove è accaduto l’omicidio è adibito ad affittacamere e lì i cinesi, con o senza permesso di soggiorno, vanno e vengono. A sentire gli impiegati della Spina Assicurazioni, non c’è da stupirsi che sia accaduta una cosa del genere proprio lì. La zona è diventata una delle più pericolose della città. Qualche giorno fa uno degli impiegati ha tentato di sedare un pestaggio tra nordafricani dall’altra parte della strada e l’aggressore se l’è poi presa con lui, alzando le mani. «L’hanno portato via alle sette e alle otto era già di nuovo davanti all’ingresso per aggredirmi di nuovo. Fortuna che mi sono fatto aiutare da un amico, altrimenti non so come sarebbe finita». Ed è solo la punta dell’iceberg. Gli impiegati raccontano di continui scippi e rapine in strada, risse, spaccio di droga anche davanti alla vetrina. Una specie di terra di nessuno dove oggi un signor nessuno ha pagato con la vita uno “sgarro” ancora tutto da verificare.

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