Prato: droga, telefoni cellulari, assenteismo e sevizie in carcere
Il procuratore Tescaroli ha fatto il punto sui risultati delle ultime indagini: tanti smartphone proibiti anche nel reparto di alta sicurezza
PRATO. Droga spacciata in carcere o portata dai parenti, telefoni cellulari nel reparto di alta sicurezza, estorsioni, un omicidio, sevizie sui detenuti, violenze sessuali, assenteismo della polizia penitenziaria. E’ un quadro a tinte sempre più fosche, nonostante i controlli periodici delle forze dell’ordine, quello dipinto dalla Procura di Prato su quanto accade da tempo nella casa circondariale della Dogaia.
Oggi, 9 ottobre, il procuratore Luca Tescaroli ha fatto il punto sui risultati delle ultime indagini nel carcere di Maliseti e il bilancio è sconfortante.
Sono 13 i telefoni cellulari trovati tra settembre e ottobre, soprattutto nel reparto di alta sicurezza, quello dove sono detenuti gli appartenenti alla criminalità organizzata. Un paio sono stati trovati anche in una asciugatrice.
Quanto alla droga, per una volta non si parla di droni che arrivano dal cielo, ma il 15 ottobre 7 grammi di hashish sono stati trovati sotto la lingua di un parente che stava per avere un colloquio con un detenuto. Un altro parente è stato trovato in possesso di cinque utenze cellulari.
Il procuratore dà conto anche delle indagini sull’omicidio di Raymond Ikanagbon, un detenuto nigeriano morto lo scorso 5 agosto dopo una colluttazione coi compagni di cella. L’autopsia ha accertato che il decesso è stato causato dalla rottura del fegato e i tre compagni di cella, due albanesi e un italiano, sono tuttora indagati per omicidio preterintenzionale. Era una delle celle occupate da quattro detenuti anziché da tre come sarebbe la norma, perché alla Dogaia non c’è posto per accogliere tutti i 646 reclusi.
C’è poi il capitolo delle estorsioni. Sono 21 i detenuti indagati per aver costretto altri ospiti della Dogaia a portare droga in carcere, soprattutto quelli che usufruiscono di permessi premio o semilibertà.
E poi ci sono le violenze sessuali. Sono in corso i processi nei confronti di un brasiliano che ha abusato nel 2023 del compagno di cella pachistano e un altro processo a carico di due italiani che hanno torturato nel 2020 un giovane alla sua prima esperienza carceraria.
Il procuratore Tescaroli parla poi di «numerosi casi di assenteismo della polizia penitenziaria» e torna a sollecitare il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria affinché installi un sistema per intercettare i droni che portano la droga, anche con l’installazione di reti sul tetto. Consiglia anche di sottoporre a esami radiologici chi rientra dai permesse per evitare l’ingresso di droga. Per eliminare alla radice il traffico di smartphone basterebbe una schermatura che non faccia arrivare il segnale all’interno del carcere.
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