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Prato, le tre anime del Pd si dividono sul congresso che non si farà

di Paolo Nencioni

	L'assemblea di febbraio al circolo Arci di Grignano, quando Marco Biagioni si dimise da segretario
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L'assemblea di febbraio al circolo Arci di Grignano, quando Marco Biagioni si dimise da segretario

Giosuè Prestanti (candidato alla segreteria) e i riformisti di Biffoni chiedono la svolta, l’area Schlein resiste

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PRATO. Due delle tre anime in cui è attualmente diviso il Partito democratico a Prato vorrebbero il congresso, o almeno la convocazione dell’assemblea provinciale per eleggere un nuovo segretario della Federazione, mentre la terza, l’area Schlein della prima ora, sostiene che le priorità al momento siano altre: le elezioni politiche del 2027 e prima ancora, se ci saranno, le primarie del centrosinistra. Il risultato è che il partito a Prato è di fatto ingessato da almeno un anno e non si sa ancora quando potrà rimettersi in moto. Un anno fa, infatti, proprio di questi tempi si parlava delle stesse cose, cioè della necessità di fare un congresso provinciale per presentarsi agli iscritti e rendere conto alla città dopo la rovinosa caduta della giunta Bugetti (giugno 2025). Il congresso fu chiesto con forza, la segreteria regionale la tirò per le lunghe e alla fine il congresso non si fece ma il segretario Marco Biagioni il 15 febbraio fu di fatto costretto a dimettersi per lasciare il posto al segretario reggente Christian Di Sanzo cui fu affidato il compito di ricucire.

Ora, teoricamente il deputato Di Sanzo “scade” il prossimo 31 ottobre ma nemmeno su questo ci si trova d’accordo. Il cosiddetto Gruppo di Montepulciano, che ha candidato alla segreteria provinciale Giosuè Prestanti, si fa forte di una risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea provinciale il 24 febbraio, in cui si stabilisce che il suo mandato debba cessare “inderogabilmente con la celebrazione del Congresso provinciale, da tenersi, in conformità con il Regolamento congressuale regionale, entro il 31 ottobre 2026”. Ma il congresso, lo ha ribadito in questi giorni il segretario regionale Emiliano Fossi, lo stesso che lo negò l’anno scorso, quasi certamente non si farà. E dunque i duri e puri dell’area Schlein ora dicono che Di Sanzo non “scade”, mentre i riformisti che fanno capo al sindaco Matteo Biffoni vorrebbero almeno la convocazione dell’Assemblea provinciale e un cambio di segretario, anche se finora non hanno indicato un candidato perché da soli non hanno i numeri per imporlo. Lo stesso dicasi per l’area Schlein e il Gruppo di Montepulciano: uno stallo alla messicana che di fatto blocca tutto.

I sostenitori di Prestanti in ogni caso stanno raccogliendo le firme per chiedere la convocazione dell’assemblea, ne servono una trentina e Prestanti dice che sono in dirittura d’arrivo, forse già domani all’incontro dei suoi “Cantieri democratici” al circolo Arci di Borgonuovo potrebbero aver raggiunto il risultato. A quel punto il presidente dell’Assemblea, Alberto Vignoli, teoricamente dovrebbe essere tenuto a convocarla. Lo stesso Vignoli comunque confida che da qui al 31 ottobre possa essere trovata un’intesa. «Di certo – aggiunge – non possiamo ignorare gli iscritti».

Il nocciolo della questione sembra essere proprio questo. Mentre i vertici del partito misurano le rispettive forze, la pancia dei Dem (o quello che ne resta) è fuori dai giochi e potrebbe disamorarsi. Il Partito democratico in questo momento vive di rendita sull’onda dei successi elettorali alle regionali 2025 e alle comunali 2026 ma in entrambi i casi ha beneficiato dell’“effetto Biffoni”, con la valanga di preferenze in Regione e con la sua lista civica alle comunali che ha raggiunto il 17,3% lasciando il Pd ben al di sotto del 30%. Anche per questo si pensava che il king maker del nuovo segretario Pd fosse lo stesso Biffoni, ma evidentemente non ha ancora i numeri e in questo momento, come dicono i suoi, deve risolvere le grane connesse al ruolo di sindaco: «È sulla diligenza e tutti gli tirano le frecce». Proprio per questo avrebbe bisogno di un partito forte e di un segretario pienamente legittimato in grado di difenderlo. Invece potrebbe passare anche un altro anno prima che questo accada. I conti sono presto fatti: anche senza le primarie del centrosinistra, la scadenza naturale delle elezioni politiche è l’ottobre 2027, con lo slittamento dei congressi Pd al 2028. Se Giorgia Meloni dovesse dimettersi prima si voterebbe in estate, ma anche in quel caso i congressi non potrebbero tenersi prima dell’autunno.

Insomma, dopo un commissario straordinario che ha guidato il Comune di Prato per quasi un anno, il principale partito di governo in città rischia un “commissariamento” ancora più lungo. Una prospettiva che forse non dispiace al deputato Pd Marco Furfaro, il plenipotenziario dell’area Schlein in Toscana. Lui si candiderà alle politiche insieme a Emiliano Fossi e probabilmente a Simona Bonafè. Fino a quel momento gradirebbe non dover risolvere il caso Prato (a cui si aggiunge il caso Pistoia). E certamente non vuole correre il rischio di avere un segretario “ostile” quando ci sarà da dare le carte per le candidature. Ma le tensioni interne al Partito democratico pratese sono state solo congelate con la nomina del reggente Di Sanzo. Lontano dai riflettori quelle tensioni ci sono ancora e il rischio per i Dem è che col passare del tempo le crepe si allarghino anziché restringersi. Intanto l’unico candidato di fatto in campo, Giosuè Prestanti, fratello di quell’Edoardo che a Carmignano punta al terzo mandato da sindaco, mentre tenta di forzare la mano per ottenere l’Assemblea provinciale, cerca di guadagnare consensi soprattutto in provincia: Carmignano, Poggio a Caiano, Vaiano e Montemurlo. Se alla fine i riformisti convergessero sul suo nome ci sarebbe già una maggioranza.

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