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La biblioteca di Prato era un rifugio climatico ma è rimasta chiusa quando ha fatto più caldo

di Redazione Prato

	L'ingresso della biblioteca comunale Lazzerini
L'ingresso della biblioteca comunale Lazzerini

Il consigliere comunale Zecchi (FdI) critica lo stop di due settimane della Lazzerini

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PRATO. Che senso ha inserire la biblioteca comunale Lazzerini nell’elenco dei rifugi climatici e poi chiuderla nelle due settimane in cui fa più caldo? Se lo chiede il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Cosimo Zecchi, nel giorno in cui la biblioteca ha riaperto i battenti dopo oltre due settimane di stop, dal 9 agosto (domenica) a ieri (lunedì 24).

«A luglio – attacca il consigliere comunale – questa amministrazione ha presentato con una certa enfasi il progetto “Prato al Fresco”: una mappa di rifugi climatici distribuiti per la città, pensati per anziani, persone fragili, famiglie senza aria condizionata. Bene, in linea di principio. Peccato che nella stessa comunicazione, quasi in calce, comparisse già la riga che smontava tutto: il servizio sarebbe stato attivo “fatta salva la chiusura programmata delle biblioteche nel mese di agosto”. Cioè proprio quando fa più caldo, in un elenco di rifugi dove le biblioteche la fanno da padrone».

«Il punto – continua Zecchi – non è solo la chiusura di agosto. Il punto è cosa fosse davvero “Prato al Fresco”. Guardandolo nei fatti, era un elenco di edifici pubblici già esistenti, già climatizzati, già aperti con i loro orari ordinari. Nessuna estensione di servizio, nessuna risorsa aggiuntiva, nessuna apertura straordinaria strutturale. Loro stessi l’hanno chiamata “edizione zero”, formula che dice tutto. Bastava, a quel punto, comunicare ai cittadini che in città esistono spazi pubblici con l’aria condizionata e che possono entrarci quando sono aperti. Sarebbe stato onesto. Invece si è preferito dare un nome al nulla e presentarlo come un progetto».

«Questo è da sempre il metodo di questa amministrazione: l’insegna prima del negozio – dice Zecchi – Anzi, spesso l’insegna al posto del negozio. Un logo, un comunicato stampa, una mappa colorata e il problema è considerato risolto. Il risultato è che la biblioteca più importante di una città di 200mila abitanti, e non solo quella, chiude due settimane in piena estate, mentre il Comune si intestava il merito di averla inserita in un piano anti-caldo».

«La vera discussione per me è però un’altra – insiste Zecchi – Qual è il ruolo che la Lazzerini deve avere in questa città? Una biblioteca con orari serali, aperta la domenica, accessibile d’estate, non è un lusso, dovrebbe essere la normalità per una città di primo piano che prenda sul serio la propria offerta culturale e sociale. Prato ha investito su quella struttura, l’ha collocata in un polo culturale di pregio nel cuore del centro storico. Adesso deve decidere se valorizzarla davvero, con orari adeguati e continuità di servizio, o continuare a usarla alla stregua di un qualsiasi spazio pubblico, come sfondo per annunci che non cambiano nulla».

«Chiedo al sindaco Biffoni, che ha tenuto per sé le deleghe sui rapporti con le istituzioni culturali, di aprire una discussione concreta sul futuro della Lazzerini. Orari, personale, aperture estive, funzione sociale. Non un’altra insegna. Un progetto vero» conclude Zecchi.

Anche perché non era solo un problema di lotta alle ondate di caldo, ma anche di fruibilità di un servizio. Nelle due settimane centrali di agosto molti vanno in vacanza, ma non tutti, e chi resta magari vorrebbe fare un salto in biblioteca per svagarsi. 

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