Prato, 21 aziende firmano accordi per regolarizzare gli operai
E’ il primo bilancio della quarta campagna “Strike Days” del Sudd Cobas al Macrolotto, a Seano e Montemurlo
PRATO. Ventuno accordi firmati in seguito a 27 scioperi nelle piccole fabbriche cinesi del Macrolotto. E’ il bilancio reso noto dal sindacato Sudd Cobas dopo i primi tre giorni della quarta campagna degli Strike Days.
«Gli accordi – spiega una nota del sindacato – si basano tutti sulla piattaforma “8x5” che il Sudd Cobas sta affermando in tutto il distretto: turni di otto ore per cinque giorni contro il sistema “12x7” precedentemente imposto ai lavoratori, contratti indeterminati che rendano gli operai meno ricattabili, pagamento della malattia e delle ferie (con condizioni migliorative anche rispetto a quanto previsto dal Contratto nazionale di lavoro Tessile Artigianato)».
In cinque fabbriche e pronto moda, spiega ancora il sindacato, proseguono invece i picchetti a oltranza tra il Macrolotto 1, Seano e Montemurlo.
«Siamo di fronte ad un effetto valanga – sostiene il Sudd Cobas – Solo nelle ultime 48 ore sono tanti i lavoratori che stanno contattando il sindacato per unirsi agli StrikeDays anche dalla propria fabbrica. Anche stavolta allo scioperi degli operai sfruttati si sono affiancati gli scioperi di solidarietà di quei lavoratori che in questi anni, con gli scioperi, hanno già conquistato contratti regolari, turni umani e diritti. Il Sudd Cobas ha proclamato - a sostegno degli StrikeDays - un pacchetto dei 8 ore di sciopero “solidale” da articolare azienda per azienda dal 17 al 25 Aprile. Nella giornata di venerdì più di 100 operai sono scesi in scioperi dal distretto moda per andare a sostenere i lavoratori in lotta contro lo sfruttamento in altre fabbriche del distretto».
Siamo arrivati alla quarta “edizione” degli StrikeDays. Il primo fu lanciato nell’ottobre del 2024 con la sfida di “sindacalizzare l’insindacalizzabile”, portando scioperi e picchetti nei “laboratori invisibili dello sfruttamento” del distretto, dove il sindacato non era mai riuscito ad entrare. «Ci riferiamo alle piccole confezioni, stirerie, stamperie – si legge ancora nella nota sindacale – alle cosiddette aziende “chiudi e riapri” che concentrano pochi lavoratori in piccoli laboratori e che sono programmate per avere una vita breve prima di chiudere e riaprire sotto altri nomi e partite Iva. Queste aziende erano rimasti fuori dal ciclo di scioperi, picchetti e sindacalizzazione che negli anni precedenti aveva visto protagoniste le medie e grandi fabbriche del distretto della moda, i particolare tintorie, stamperie e logistiche».
«Questo quarto StrikeDays è arrivato in un contesto ormai trasformato – ricorda il Sudd Cobas – La sindacalizzazione degli insindacalizzabili è ormai una realtà, che avanza e si fa sempre più spazio. Facendo arrivare i diritti nei capannoni che da decenni sono stati i luoghi in cui si sono consumati i più alti livelli di sfruttamento ed abuso su chi lavora. La novità di questo StrikeDays invece è questa: i picchetti arrivano da subito a coinvolgere le aziende committenti, con l’intenzione di risalire le filiere».
L’intero territorio è stato suddiviso in cinque zone. In ciascuna zona si svolgono da più di un anno assemblee operaie che uniscono lavoratori delle diverse aziende di diversi comparti e dimensioni. «E’ con questa forza collettiva che il sindacato è riuscito ad entrare anche nelle aziende che si ritenevano più insindacalizzabili dimostrando che nessuno è da solo nel percorso di ribellione allo sfruttamento».