Prato, Roberto Cenni deluso da entrambi gli schieramenti: «Mancano le proposte»
L’ultimo e unico sindaco espresso dal centrodestra non ha ancora sciolto la riserva su chi sosterrà alle comunali
PRATO. A una manciata di giorni dal voto i due principali schieramenti hanno definito lo scacchiere per le comunali: l'ex consigliere comunale Gianluca Banchelli (Fdi) sfiderà l'ex sindaco Matteo Biffoni (Pd). Ma mancano idee e programmi. È un aspetto che non sfugge agli addetti ai lavori, ma soprattutto a chi questa città l'ha amministrata in un passato recente. È il caso dell'ex sindaco Roberto Cenni. Unico primo cittadino a guidare una Giunta di centrodestra, dal 2009 al 2014, interpellato dall’agenzia Dire rivela tutta la sua inquietudine per la carenza di visione che aleggia sul futuro della città. E non salva nessuno. «Quello che è preoccupante è che siamo arrivati a 40 giorni dalle elezioni e non è stata individuata neanche un'idea su ciò che sarà Prato nei prossimi 20 anni – avverte l'ex sindaco – cosa che sarebbe stato necessario per consentire agli elettori di riconoscersi in qualcosa. Biffoni è stato designato nei giorni scorsi, Banchelli ieri: per cui le due coalizioni più importanti partono con le persone però ancora nessuno sa come vogliono determinare il futuro della città».
A Biffoni e al centrosinistra Cenni chiede se intenda ripercorrere le orme dei 10 anni di amministrazione che, a suo modo di vedere, hanno «mortificato» lo sviluppo con scelte «dirigiste». In parallelo, riconosce, «quale proposte potrà fare il centrodestra è tutto da vedere, ma questo doveva essere fatto prima. E non parlo solo del programma, ma anche della squadra in grado di gestire il cambiamento. Al momento non c'è nulla».
L'imprenditore settantatreenne, oggi in pensione, diciassette anni fa guidò una stagione politica rivoluzionaria mettendosi alla guida di un esperimento civico che il centrodestra non ha voluto replicare, puntando su un esponente politico come Banchelli che, peraltro, sul finire di quel mandato divenne un suo oppositore.
L'ex sindaco glissa sullo strappo dell'epoca: «Furono cinque anni abbastanza tormentati – rammenta – tra la rottura fra Berlusconi e Fini, l'arrivo del governo Monti, ci furono delle conseguenze politiche che indussero tutta la maggioranza che mi sosteneva ad avere motivi di controversie che li metteva gli uni contro gli altri». Ciò che non rinuncia a fare, in un ruolo più confacente all'idea di padre nobile dell'impegno civico, è stimolare il dibattito: «Nei mesi scorsi avevo provato a indicare una nuova urbanistica, un nuovo modo di pensare alla sicurezza, alla sanità – rivendica Cenni – a Prato ci sono grandi potenzialità che restano inespresse a causa di una cultura che vuole continuare a vedere la città immobile, quando il mondo invece cambia a una velocità fuori dal normale». Cenni intravede una sensazione generale di «sconforto» da parte dei pratesi dopo gli anni di amministrazione Pd che hanno portato, dopo le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti la scorsa estate a causa di un'inchiesta della Dda di Firenze per corruzione, al commissariamento del Comune. L'incertezza lo porta al momento a non sciogliere la riserva sul candidato che sosterrà: «Manca uno scatto, una proposta sia dall'una che dall'altra parte per riaccendere l'orgoglio dei pratesi – evidenzia – il che è molto avvilente per gli elettori. Così diventa difficile farsi un'idea su chi votare. È evidente che in questo modo finiscono per contare solo i tifosi, chi vota per il centrodestra o per il centrosinistra indipendentemente da chi è il candidato». Ad ogni buon conto, conclude con fare ecumenico, «faccio tanti auguri a tutti, spero soltanto che sia a destra che a sinistra prendano coscienza di quello che deve essere fatto per la città. Chiunque vinca, sappia che dovrà dare quelle risposte che la città attende».
