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Prato calcio, Politano rompe il silenzio e spegne il caso Gacem: lo stadio e la verità della proprietà sulle dimissioni di Asmaa

di Redazione Prato
Prato calcio, Politano rompe il silenzio e spegne il caso Gacem: lo stadio e la verità della proprietà sulle dimissioni di Asmaa

Finres prova a chiarire le ragioni del ribaltone al vertice del club, smentisce le voci e riporta tutto sulla sicurezza e il progetto per il Lungobisenzio. E lancia pure accuse

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PRATO La crisi si chiude (per ora) con una nota ufficiale. E si riapre sullo stadio. Perché dopo giorni di voci, retroscena, sussurri che parlavano di fratture personali e terremoti societari, la proprietà dell’Ac Prato prova a rimettere ordine con un comunicato lungo, tecnico, quasi difensivo. E soprattutto con un messaggio preciso: il cambio al vertice non nasce da una rottura privata, ma da un problema concreto. La sicurezza.

Finres, unica proprietaria del club, lega l’uscita di scena di Asmaa Gacem direttamente al progetto di ampliamento del Lungobisenzio. Il passaggio chiave è il sopralluogo del 20 marzo della Commissione comunale di vigilanza. Da lì partono verifiche ulteriori affidate al professor Vito Getuli della Sapienza. L’esito è netto. Dal progetto di restyling dello stadio stilato dagli esperti a cui si è affidato il club emergono “gravi criticità”, le definisce la holding, tali da compromettere i requisiti minimi richiesti. L’elenco pesa come un atto d’accusa tecnico. Piano di emergenza incompleto. Vie di esodo non adeguatamente analizzate. Accessi per i mezzi di soccorso insufficienti. Interferenze tra i percorsi con rischi anche per soggetti vulnerabili. Segnaletica e illuminazione carenti. Documentazione lacunosa. Non dettagli, ma elementi strutturali. Tanto da rendere inevitabile una revisione radicale prima di qualsiasi via libera. Nel mirino finisce il progetto affidato a Nova Sicurezza e al tecnico Stefano Tesi, oggi fuori da ogni ruolo nel club. Ma la nota va oltre. Finres sottolinea che, di fronte alle osservazioni del Comune, non ci sarebbe stata una risposta collaborativa. Si sarebbe invece creato un clima di tensione con le istituzioni, giudicato inaccettabile e potenzialmente critico anche sul piano dell’ordine pubblico. Il baricentro si sposta. Dal cantiere ai rapporti istituzionali.

È qui che entra in scena Antonio Politano, marito di Asmaa e nuovo presidente. Avvocato, imprenditore, amministratore unico di Finres e figura apicale anche in CMC Ravenna, uno dei grandi player delle costruzioni rilevato e rilanciato dal gruppo dopo la crisi. Un profilo industriale, abituato a cantieri complessi e operazioni ad alto rischio. Le sue parole segnano la linea. «Quando sono in gioco la sicurezza e il rispetto delle istituzioni pubbliche non esistono relazioni personali o vincoli che possano prevalere sull’interesse collettivo». E ancora: «Anche decisioni difficili diventano doverose quando è in gioco la tutela della comunità». È una presa di posizione netta. Serve a chiudere il vortice delle interpretazioni, ma nel richiamo esplicito a relazioni e vincoli personali lascia intravedere una crepa che va oltre il piano societario.

Perché nelle 24 ore del silenzio, prima della nota, la città aveva riempito il vuoto con ogni ipotesi possibile. Dalla rottura sentimentale alla divergenza strategica. Fino a scenari più surreali, come una discesa in campo di Gacem alle imminenti elezioni amministrative. Voci incontrollate, alimentate dall’assenza di spiegazioni e da un passaggio di consegne tanto rapido quanto opaco. Eppure il profilo dell’ormai ex presidente pesa. In sei mesi Asmaa Gacem aveva ribaltato il clima attorno al Prato. Presenza costante in curva, linguaggio diretto, nessuna distanza con i tifosi. Una trascinatrice. Il Lungobisenzio tornato pieno, i cori, una squadra in corsa per i playoff. E soprattutto un progetto. Lo stadio come simbolo di riscatto. La battaglia per portare la capienza a tremila posti, le tensioni con il Comune, la piazza mobilitata.

È qui che le due narrazioni si incrociano. Da un lato Finres, che riporta tutto su sicurezza, metodo, responsabilità. Dall’altro una città che aveva identificato in Gacem il volto di un sogno. Il punto di rottura sta proprio lì. Nel progetto Lungobisenzio, oggi azzerato e da riscrivere. E nei rapporti con le istituzioni, da ricucire. La holding parla di scelta assunta con senso di responsabilità verso tifosi e famiglie. Rafforza la governance con l’ingresso di Luigi Donnarumma come amministratore delegato. Segnali chiari. Il progetto non si ferma, ma cambia mano e approccio. Adesso il fuoco si sposta. Dalle dimissioni alla partita vera. Lo stadio. Servirà ripartire da zero, sul piano tecnico e su quello politico. E nel frattempo c’è una squadra da guidare. Nelle prossime ore è atteso il primo intervento di Politano davanti ai giocatori. Un passaggio necessario. Perché mentre fuori si discute di crepe, voci e sicurezza, dentro lo spogliatoio serve una direzione.

La crisi, almeno sulla carta, è chiusa. Ma il vero banco di prova comincia adesso. Non più sulle parole, ma sui progetti. E su uno stadio che da sogno collettivo è diventato il terreno su cui si misura la credibilità del nuovo corso.

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