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Le indagini

I cinesi clandestini continuano ad arrivare a Prato dai Balcani: sette arresti

di Redazione Prato

	I controlli dei carabinieri alla frontiera tra Italia e Slovenia
I controlli dei carabinieri alla frontiera tra Italia e Slovenia

I carabinieri hanno individuato a Roma l’organizzatrice del traffico di esseri umani: si fa chiamare Mela

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PRATO. La rotta balcanica è ancora uno dei principali canali usati dai trafficanti di esseri umani, quelli che facilitano l’arrivo di cinesi clandestini a Prato. Lo conferma un’operazione di carabinieri di Monfalcone e della Direzione distrettuale antimafia di Trieste che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di sette persone: l’organizzatrice del traffico, una donna cinese che si fa chiamare Mela, fermata a Roma, e sei connazionali che facevano il lavoro sporco alla frontiera di Gorizia.

L’indagine ha avuto origine da un episodio accaduto lo scorso agosto, quando a Villesse alcuni testimoni avevano segnalato la presenza di un gruppo di cittadini cinesi scendere da un camion con targa montenegrina e, poi prelevati da due autovetture con targhe italiane. La conseguente attività investigativa ha consentito di ricostruire il modus operandi utilizzato dalla banda.

Gli autisti, i passeur, inizialmente, parcheggiavano le auto nei pressi della stazione ferroviaria di Monfalcone e, successivamente si recavano a Trieste in treno. Qui, dopo aver raggiunto i cinesi introdotti clandestinamente nel territorio nazionale attraverso i confini orientali, li accompagnavano alla stazione ferroviaria per poi rientrare a Monfalcone, dove i clandestini venivano caricati su autovetture e trasportati presso alcune basi logistiche individuate in Veneto. Da tali basi, i migranti venivano successivamente trasferiti a Prato o verso altri Stati dell’Unione Europea, mediante l’utilizzo di documenti di viaggio falsi. In seguito ai primi interventi da parte dei carabinieri della Compagnia di Monfalcone, l’organizzazione ha modificato il proprio modus operandi,, facendo giungere i furgoni utilizzati per lo spostamento dei clandestini in zone rurali delle province di Udine e Gorizia, dove poi avveniva il trasbordo su ulteriori autovetture. Tale attività è stata resa possibile dai servizi di osservazione e pedinamento posti in essere dai carabinieri che, in alcune circostanze, oltre a procedere nei confronti dei passeur, procedevano al sequestro dei mezzi di trasporto, alcuni dei quali dotati di doppio fondo, appositamente predisposto per occultare la presenza di persone. 

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