La Cina con una mano collabora e con l’altra spia i poliziotti
Per la prima volta le autorità di Pechino hanno risposto a una rogatoria della Procura di Prato e c’è stato un incontro ad alto livello a Palazzo di giustizia, ma nel frattempo gli hacker vicini al governo cinese hanno rubato migliaia di dati dal sistema del Viminale
PRATO. Per la prima volta, lo scorso 25 novembre, la Repubblica popolare cinese ha collaborato con un’inchiesta della Procura di Prato, quella sui mandanti del tentato omicidio di Zhang Chang Meng, l’imprenditore cinese attivo nel settore delle grucce accoltellato il 6 luglio 2024 davanti al locale Number One di via Scarlatti. I sei esecutori materiali, tra cui un ex militare cinese, sono già stati condannati e ora l’inchiesta va avanti per trovare i mandanti. Il procuratore Luca Tescaroli aveva inoltrato una rogatoria internazionale e il 25 novembre una delegazione di altissimo livello si è incontrata a Prato col magistrato, lontano dai riflettori. Ne facevano parte l'assistente del ministro della pubblica sicurezza cinese Zhongyi Liu, il console generale Qi Yin, l'ufficiale di collegamento della polizia cinese a Milano, Jie Liao, il vice direttore della polizia criminale del ministero di Pubblica Sicurezza Xiang Zheng, il vice direttore centrale dell'ufficio affari internazionali del ministero di Pubblica sicurezza, Zhaohui Zhou, e il capo divisione della direzione centrale polizia criminale Xingjun Mio. E la risposta alla rogatoria è stata ritenuta soddisfacente dalla Procura.
Ma se con una mano la Cina offre collaborazione, con l’altra, forse, ha già avviato un’operazione di spionaggio su larga scala. Ancora prima della visita della delegazione a Prato, il nostro Ministero dell’Interno aveva scoperto una clamorosa intrusione informatica nei sistemi del Viminale, grazie alla quale gli hacker, probabilmente collegati al governo di Pechino, hanno messo le mani su una lista di 5.000 poliziotti della Digos. Si suppone che lo scopo dell’intrusione sia stato quello di avere una mappa dei poliziotti che hanno contatti con dissidenti cinesi riparati in Europa.
Del resto lo stesso procuratore Tescaroli aveva avuto modo di lamentarsi qualche mese prima, il 5 maggio 2025, per un altro tipo di intrusione, sempre relativo all’inchiesta sul tentato omicidio di Zhang Chang Meng. L’imprenditore ora collabora, insieme al fratello, e i due, tra dicembre e 2024 e gennaio 2025, avevano fatto agli inquirenti italiani i nomi dei possibili mandanti del tentato omicidio. Successivamente hanno raccontato di essere stati avvicinati da funzionari dell’ambasciata cinese a Roma che hanno voluto sapere da loro quali nomi avessero fatto. Un’iniziativa quantomeno irrituale, una sorta di indagine parallela di cui non si conoscono gli scopi. Per questo il procuratore Tescaroli aveva inoltrato un’altra rogatoria, finora senza risposta, per sapere dai cinesi che cosa stesse accadendo.
Dopo la visita a Prato di novembre, la delegazione cinese ha incontrato a Roma il capo della polizia Vittorio Pisani, ma l’incontro non è andato bene. Il Dipartimento di pubblica sicurezza ha chiesto conto dell’intrusione informatica, i cinesi avrebbero fatto spallucce e la collaborazione appena avviata in seguito a un incontro dell’anno prima tra il ministro Matteo Piantedosi e il suo omologo Wang Xiaohong si è immediatamente interrotta. Quanto accaduto consiglia cautela, ma è anche un’occasione persa per portare avanti certe indagini.
