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Prato, rapito e torturato per la droga sparita: pesante condanna al mandante

di Redazione Prato

	Una volante della polizia e a destra Mohamed Chakir
Una volante della polizia e a destra Mohamed Chakir

Mohamed Chakir dovrà scontare 18 anni di reclusione: ordinò il sequestro di un giovane albanese che gli aveva sottratto un chilo di cocaina

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PRATO. Diciotto anni e due mesi di reclusione per sequestro di persona, lesioni e rapina. E' la condanna inflitta dalla Corte d'assise di Firenze a Mohamed Chakir, cittadino marocchino di 36 anni, ritenuto il mandante del rapimento di un albanese di 26 anni, “reo” di aver fatto sparire un chilo di droga, rilasciato dopo il pagamento di un riscatto di 8mila euro. Nelle tre ore del rapimento il giovane sarebbe stato anche torturato. I giudici hanno anche stabilito che una volta espiata la pena, l’imputato dovrà essere espulso dallo Stato italiano. Per la stessa vicenda, erano già stati condannati con rito
abbreviato i presunti complici di Chakir: un albanese di 34 anni a 7 anni e mezzo di reclusione e due cugini, nomadi originari di Roma e Pistoia, 31 e 41 anni, a 8 anni e 8 mesi di reclusione.

I fatti contestati avvennero tra l'11 e il 12 febbraio 2023.
Per l'accusa la vittima fu bloccata a bordo della propria auto,
alla periferia di Prato, dai due nomadi e dall'albanese. Il
26enne sarebbe stato accusato di aver rubato un chilo di
cocaina, droga  affidatagli nel luglio 2022, perché la
consegnasse Mohamed Chakir, nel frattempo scappato dall'Italia. Caricato il giovane su un'altra vettura, lo avrebbero condotto in un luogo isolato, in località Colle, nel comune di Quarrata. Qui, secondo l'accusa, lo avrebbero colpito con
pugni e calci, poi gli avrebbero schiacciato un dito con una
pinza, infine lo avrebbero costretto a spogliarsi e, lasciandolo
fuori dall'auto al freddo, ripreso con il cellulare. Il video
sarebbe stato poi inviato al fratello del 26enne per chiedere il
riscatto, pagato quella stessa notte. La vittima venne
rilasciata in una stazione di servizio a Prato e il giorno
successivo, spaventato da nuove minacce, denunciò gli
aggressori.

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