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Il caso

San Miniato, profili falsi sui social a difesa della giunta. Il sindaco Giglioli minaccia querele: «Io non c’entro»

di Nilo Di Modica

	Simone Giglioli sindaco di San Miniato
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Simone Giglioli sindaco di San Miniato

Il primo cittadino sbotta: «Si può discutere e criticare l’operato di un’amministrazione, ma è grave che sia stato diffuso l’indirizzo di casa mia»

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SAN MINIATO. «Non sono a conoscenza di alcun elemento che dimostri che io o componenti della giunta siamo riconducibili a profili falsi creati per sostenere l’amministrazione o attaccare qualcuno». Così il sindaco di San Miniato, Simone Giglioli, entra a gamba tesa nella disputa che, ormai da mesi, tiene accesi i riflettori (e gli smartphone) su una serie di profili Facebook fasulli che avvelenano la scena politica.

La polemica ai sanminiatesi più connessi è nota, e riguarda alcuni account fake protagonisti negli ultimi anni di un’irriverente e certe volte diffamante azione di disturbo del dibattito social sull’operato del Comune. Spesso a strenua difesa del sindaco e della giunta e a discapito di chi li criticano. Una questione che poteva risolversi in una bolla di sapone, folklore paesano in salsa digitale, ma che negli ultimi tempi, dopo post ingiuriosi, ha portato alcuni cittadini a sporgere denuncia contro ignoti alla polizia postale, che è ancora al lavoro per identificare i proprietari di questi profili.

Bani e Verità

Qualcuno ha contato quattro profili, altri sei o più. Uno, in particolare, chiamato “Marcello Bani” è, quello più nominato nelle carte bollate. Un giallo rafforzato dalla nascita di un nuovo profilo su Facebook palesemente anonimo, di nome “Pier Verità”, che con una serie di post ha cercato di rispondere alla domanda delle domande: «Chi si cela dietro Marcello Bani?». Quasi fossimo in una versione sanminiatese di WikiLeaks o di un collettivo di hacker, Pier Verità assicura che «il 24 luglio 2026 alle ore 10:37» adescato tramite un link, chi stava dietro al profilo di Marcello Bani rispondeva «all’indirizzo IP 82.57.249.234». Poi l’indicazione dell’indirizzo in un paese del comune, quello dove abita il sindaco con la sua famiglia. Oltre che, in passato, anche alcuni collaboratori di Giglioli.

Limite oltrepassato

«Quanto alla scelta di usare come esempio proprio la giornata del 24 luglio, tutti i sanminiatesi sanno che si tratta della giornata della Liberazione, un appuntamento che ricordiamo con celebrazioni pubbliche, alle quali ho sempre partecipato – taglia corto il sindaco –. Quello che considero invece estremamente grave è che, a partire da queste accuse, si sia arrivati alla diffusione di indirizzi di abitazioni private, informazioni personali e contenuti che possono alimentare o istigare comportamenti nei confronti delle persone coinvolte. Si può discutere e criticare l’operato di un’amministrazione, anche duramente, ma diffondere indirizzi e coinvolgere le famiglie significa oltrepassare un limite che non può essere accettato. Ritengo grave che un confronto politico degeneri fino a mettere a rischio la serenità e la sicurezza delle persone. Non mi sottraggo alla critica e al confronto, ma di fronte alla diffusione di informazioni personali e a contenuti che ritengo gravemente lesivi mi riservo di tutelarmi nelle sedi opportune, così come di tutelare la mia famiglia e le istituzioni che rappresento».

Conferenza urgente

Il mistero resta, si moltiplica e rischia di avere in questo nuovo “vendicatore” una nuova diramazione, e altro materiale per gli avvocati. Intanto la questione tornerà a calcare la scena della politica consiliare. Le opposizioni in consiglio comunale, che a marzo avevano promosso una raccolta firme online (circa 360 adesioni) dal titolo «Fuori i profili fake dal dibattito politico», hanno chiesto la convocazione urgente della conferenza dei capigruppo «per affrontare la questione emersa in questi giorni sui social relativa alla presunta identità dei profili fake». 

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