San Miniato, investimenti milionari fatti sparire: come funzionava il sistema di Eugenio Tonelli (ex patron del Viareggio calcio)
Le motivazioni della condanna a 10 anni. Raccoglieva denaro per presunti acquisti di immobili «ingannando i privati e dirottando le somme su conti esteri»
SAN MINIATO. «Un callido e sofisticato programma delinquenziale escogitato e attuato con lucida scaltrezza e spregiudicatezza, assimilabile ad uno schema Ponzi, consistente nella raccolta abusiva (in quanto realizzata in assenza di qualsivoglia autorizzazione o abilitazione) di una quantità notevolissima di provvista finanziaria, pari a circa 7 milioni di euro, attraverso la vendita al pubblico di svariati progetti di investimento, sia immobiliari che finanziari».
Una “raccolta” volta «non a sostenere spregiudicate e avventate operazioni economiche che non hanno prodotto il guadagno sperato per erronei calcoli economici o avverse condizioni del mercato immobiliare, ma orientata al perseguimento di un profitto ingiusto, ottenuto inducendo in errore gli investitori sulle reali intenzioni e potenzialità economiche dell’investimento proposto attraverso un sofisticato sistema di artifizi e raggiri». È quanto si legge nella motivazione della sentenza di condanna a 10 anni di reclusione emessa lo scorso aprile dal tribunale di Pisa nei confronti di Eugenio Tonelli, detto “Fabrizio”, 69 anni di San Miniato, imprenditore, broker finanziario ed ex proprietario del Viareggio calcio, processato per i reati di bancarotta fraudolenta, abusivismo finanziario, altri illeciti contabili, autoriciclaggio e truffa, reati – questi ultimi tre – da cui è stato assolto. L’inchiesta risale al 2017, nata dalla denuncia di una decina di persone che, convinte da Tonelli a sborsare ingenti somme di denaro per partecipare a presunti investimenti immobiliari, hanno lamentato di aver visto sparire i propri soldi senza alcuna giustificazione.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e ritenuto dimostrato nel processo, Tonelli si presentava come promotore finanziario, proponendo progetti finanziari e immobiliari. Contattava e convinceva i possibili investitori raccogliendo i risparmi e prestando servizi di investimento e gestione collettiva di quei soldi attraverso le sue società: Ecocasa srl, Fabrinvest srl e Tonelli Immobiliare Group srl, poi fallite complici le distrazioni di somme dalle casse societarie che avrebbe effettuato l’imprenditore. L’ex patron del Viareggio prometteva guadagni “fuori standard”, per poi dirottare le somme su conti esteri. «Il fatto che il Tonelli non abbia mai inteso dirigere quelle risorse economiche verso lo scopo asseritamente prefigurato e stabilito nei singoli contratti di associazione in partecipazione, è riscontrato sia dal mancato rinvenimento nell’attivo fallimentare o nelle scritture sociali, fino a quando sono state tenute, degli immobili di cui si garantiva l’acquisto, e dalle dichiarazioni degli stessi collaboratori e dipendenti delle società del Tonelli – recita infatti la sentenza estesa dal collegio di giudici presieduto da Giovanni Zucconi –. Tutti gli elementi acquisiti nel corso del processo autorizzano a sostenere che il Tonelli abbia utilizzato le sue società immobiliari come la longa manus del suo programma criminoso, strumentalizzando lo schema societario per garantirsi una copiosa provvista economica da destinare a scopi del tutto eccentrici rispetto a quelli assunti con gli investitori, con il verosimile proposito finale di trasferire tutte le risorse economiche sui propri conti esteri, e lasciando alle stesse solo le ingenti passività».
In definitiva, scrivono ancora i giudici, «la gestione sociale è stata improntata al ricorso sistematico ad una serie di abusi e violazioni dei doveri di fedeltà incombenti sull’amministratore, pienamente sintomatico del totale disinteresse del Tonelli nei confronti del destino delle proprie società, le quali evidentemente, una volta raggiunto il vero scopo illecito per cui erano state costituite, dopo essere state debitamente svuotate e “spolpate” delle proprie risorse patrimoniali, potevano tranquillamente andare alla deriva».
A ciò, rileva sempre il collegio, si aggiunge «il totale disinteresse mostrato dall’odierno imputato rispetto alla vicenda processuale e della mancanza di resipiscenza o di riconsiderazione critica delle proprie azioni». Nel processo i risparmiatori che avevano denunciato la “sparizione” dei propri soldi si sono costituiti parti civili, ma nei loro confronti Tonelli non è stato condannato ad alcun risarcimento del danno.
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