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Pontedera, caccia agli evasori della Tari: partono cartelle per 2 milioni

di Redazione Pontedera
Pontedera, caccia agli evasori della Tari: partono cartelle per 2 milioni<br type="_moz" />

Si tratta di imposte non pagate o di dichiarazioni omesse e infedeli per gli anni che vanno dal 2021 al 2024: ok alla lista dei nomi

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PONTEDERA. Il Comune batte cassa. E lo fa su uno dei balzelli più importanti sia dal punto di vista delle entrate sia dal punto di vista dei servizi: parliamo infatti di quanto dovuto e non pagato per la Tari, l’imposta sui rifiuti. Complessivamente – nelle prossime settimane – arriveranno nelle caselle delle lettere di cittadini e imprese avvisi per complessivi 2,104 milioni di euro che ora devono essere recuperati in maniera coattiva.

Cifre che derivano da due tipi di procedimenti diversi seguiti da Abaco, la società che ha in concessione dal Comune di Pontedera tutta la gestione della riscossione della Tari.

Il primo è quello degli avvisi di accertamento che derivano dall’attività di recupero per mancati o parziali versamenti del ruolo ordinario. In questo caso, infatti, si andrà a recuperare “solo” la parte relativa all’imposta. Si tratta di tre anni (dal 2021 al 2023) e complessivamente si parla di 1,190 milioni. La maggior parte della cifra (470mila euro) è relativa all’annualità 2021, mentre per il 2023 si arriva a 341mila euro e per il 2023 a 378mila euro.

L’altra “fetta” dei soldi che il Comune vuole recuperare è invece relativa agli avvisi di accertamento che derivano dall’attività di recupero dell’evasione tramite omessa o infedele dichiarazione. In questo caso gli anni interessati vanno dal 2021 al 2024 e la cifra totale arriva a 913mila euro. Una somma che comprendo non solo l’importo dell’imposta effettivamente non pagata, ma anche le sanzioni (molto salate) e le spese di notifica, mentre sono esclusi gli interessi.

Storicamente – e certamente non soltanto a Pontedera : la Tari è una delle imposte dove si annidano maggiormente i fenomeni di elusione ed evasione. Perché non c’è solamente chi non paga le bollette con regolarità, ma anche chi non ha mai presentato la dichiarazione con la quale si entra nell’anagrafe del servizio e quindi, ne usufruisce come se fosse una sorta di fantasma. Non a caso proprio la verifica delle singole posizioni fa parte della serie di controlli messi in campo da Abaco e che possono portare agli avvisi di accertamento per mettersi in regola. Se poi questi non vegnono pagati entro le scadenze previste si arriva alla fase successiva, cioè la riscossione coattiva: il Comune ha dato il via proprio a questo passaggio, approvando gli elenchi di chi dovrà mettersi in regola.

Gli strumenti che possono essere messi in campo nella fase della riscossione coattiva sono importanti. Perché si parte dalla “semplice” ingiunzione fiscale – che deve essere pagata entro 30 giorni dalla notifica – a mezzi più incisivi, come il fermo amministrativo delle automobili per arrivare all’ipoteca sugli immobili e al pignoramento e alla messa all’asta dei beni.

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