Pistoia, maternità negata: fa causa al marito
L’uomo le aveva nascosto di essere gay, raggiunto un accordo tra le parti
PISTOIA. È la storia di un amore finito, di un amore inatteso e di un amore che, in senso letterale, non è mai potuto nascere. Una storia che è finita in tribunale, anche se alla fine non c’è stato bisogno di alcuna sentenza, dal momento che le parti contrapposte, marito e moglie, anzi, ex tali, hanno raggiunto - parallelamente al loro divorzio - un accordo extragiudiziale che ha messo fine a un vicenda, dolorosa per diversi aspetti per tutte le parti, e che è stata di fatto dichiarata chiusa, nei giorni scorsi, dal tribunale di Pistoia: visto che gli ex coniugi avevano trovato un accordo dopo il divorzio per la giudice non c’era più motivo di continuare il processo.
Protagonista una coppia che si era sposata 27 anni fa e che, dopo aver vissuto in diverse parti del mondo a causa del lavoro del marito, nel 2014 decise di stabilirsi in Italia, appunto nella nostra provincia. Il rapporto tra la moglie (che avrebbe raggiunto il marito in Italia in modo stabile solo nel 2017) e il marito però era andato via via disgregandosi, come accade a molte coppie. In questo caso uno dei motivi di raffreddamento dei rapporti era dato dal forte desiderio di lei di avere dei figli. Un desiderio non condiviso da lui.
A fronte di rapporti anche intimi sempre più freddi la donna aveva provato anche la strada della fecondazione in vitro, ma l’uomo si era rifiutato di darle il proprio seme. Questo fino ad arrivare al 2019, quando l’uomo ha confessato alla moglie di essere omosessuale, e di essersi innamorato di un ragazzo e di voler proseguire la sua vita con quest’ultimo.
A quel punto la donna ha deciso di far causa al marito, chiedendo un risarcimento di 50mila euro per la sofferenza e anche per i danni alla propria salute che il comportamento dell’uomo le aveva causato. Senza entrare nel dettaglio, la scoperta dell’omosessualità del marito e il conseguente abbandono abbiano innescato alcune patologie e ne abbiano acuite altre di cui la donna già soffriva, provocando in lei una riduzione della sua integrità psico-fisica pari al 12%. Una situazione che avrebbe inciso negativamente e in modo significativo sulla capacità della donna di riuscire a svolgere in modo efficace e continuativo attività lavorative.
Da parte sua l’uomo ha replicato come la separazione fosse dovuta a problemi di coppia che non erano riconducibili solo al suo comportamento, e che la crisi fosse iniziata molto prima, a quando, già nel 2014, i due decisero di vivere separati per un certo periodo. Inoltre, nella sua tesi difensiva l’uomo ha evidenziato come non si possa obbligare una persona ad avere figli o rapporti intimi.
La causa è andata avanti alcuni mesi, con diversi incontri tra i due, che hanno permesso di raggiungere un accordo. E dopo che il divorzio è stato dichiarato definitivo la coppia ha deciso di chiudere la contesa legale. Da qui la sentenza che chiudeva il processo.
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