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Pistoia, Don Biancalani: «Io resto qui». E attacca i dicasteri del Vaticano che lo hanno rimosso: «Non capiscono la complessità»

di Mario Neri e Giancarlo Fioretti
Pistoia, Don Biancalani: «Io resto qui». E attacca i dicasteri del Vaticano che lo hanno rimosso: «Non capiscono la complessità»

Il prete dice di avere l’ok dal vescovo per proseguire con l’accoglienza migranti. Ma teme «finiscano per strada». E accusa: «A Roma non capiscono la complessità. E Salvini gongola: «Il tempo è galantuomo». Oggi la messa a Vicofaro senza di lui

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PISTOIA  Sotto la tettoia del circolo Arci ci sono tavoli di plastica, una tendina gialla, due volontarie che discutono e un ragazzo africano che ascolta, e per ora sorride. Poco più in là, davanti alla canonica, una roulotte scolorita e un pezzo d’orto cotto dal sole. Don Massimo Biancalani arriva in polo scura e jeans. «Io resto qui», dice. Da Roma è appena arrivata la risposta opposta: il Dicastero per il Clero ha respinto il suo ricorso e confermato la rimozione dal servizio pastorale a Santa Maria Maggiore di Vicofaro e San Niccolò a Ramini. Qui, a Pistoia, non potrà più fare il prete.

Restano 60 giorni per rivolgersi alla Segnatura Apostolica, senza sospendere il provvedimento. È l’ultimo atto di una storia cominciata dieci anni fa. Il nuovo vescovo Augusto Mascagna oggi celebrerà a Vicofaro la messa che la diocesi presenta come l’avvio di una nuova fase. Quasi uno smacco. Biancalani parla come uno che ha già deciso di resistere, ma sa che il punto vero sono le chiavi, i locali, i letti. «Anche se non dovessi essere più il parroco di Ramini, l’esperienza di accoglienza non si fermerà.

È stato lo stesso vescovo Mascagna a chiedermi di continuare nella mia missione in favore degli ultimi». Poi mette sul tavolo il conto che lo preoccupa: «Un atto di rimozione da un ufficio pastorale come quello di parroco non può scaraventare in strada circa 60 ragazzi». Ed è su di loro che il decreto vaticano diventa, per lui, una faccenda molto terrena. Con Roma è duro: «Quello che abbiamo fatto a Vicofaro e Ramini è una cosa bellissima, ma poco capita nella Chiesa stessa». E ancora: «I dicasteri non si rendono conto della complessità, della problematicità» dell’accoglienza. Il suo riferimento è Francesco. «Diceva: "Apriamo le porte, aprite le porte". E poi arriva di tutto, persone con tante fragilità». Ricorda di averlo incontrato e di sapere che il Papa seguiva Vicofaro «da vicino attraverso dei prelati».

Con Leone il tono è più prudente: «Non lo conosco, ma ho apprezzato molto le parole che ha detto sui migranti». La contestazione vaticana ruota attorno alla pastorale ordinaria e al calo dei sacramenti. Biancalani replica: «Questo si sapeva da tempo perché, purtroppo, accogliendo migranti, scattano le paure. E magari i genitori hanno più difficoltà a mandarti i bimbi. Poi matrimoni ce ne sono di meno, ma è un calo generalizzato». E rivendica che battesimi, messe, catechismo non siano stati abbandonati. «Le porte della chiesa sono sempre rimaste aperte. I migranti sono anch’essi parrocchiani».

La politica, in questa storia, non è mai rimasta sul sagrato. Nell’agosto 2017 lo scontro nazionale esplose dopo le fotografie di alcuni migranti portati in piscina e l’attacco di Matteo Salvini, che adesso fiuta l’opportunità di cavalcare un hype: «Il tempo è galantuomo». Pochi giorni dopo una ventina di militanti di Forza Nuova si presentarono alla messa di Vicofaro. Nel 2018 il Comune ordinò di cessare l’accoglienza in canonica: Biancalani spostò i letti in chiesa. Oggi allarga il conto delle responsabilità. «In Italia è sempre più difficile fare accoglienza. Alla destra sta bene questo sistema, ma anche il centrosinistra ha avuto molte occasioni di riformarlo, però non l’ha fatto perché temono di perdere il consenso». Stilettata al nuovo sindaco, Giovanni Capecchi. Di sinistra, civico, si annunciava fuori dagli schemi. Dopo l’elezione, non ha salvato Vicofaro. E non ha ancora detto una parola sulla sua rimozione. Parlerà oggi, dopo la messa.

Il passaggio più duro arriva nell’estate 2025. Il Comune dispone lo sgombero di Vicofaro per ragioni di sicurezza e criticità igienico-sanitarie; la diocesi riconosce che quell’ospitalità emergenziale ha raggiunto condizioni gravemente precarie e prepara sistemazioni alternative. A fine giugno vengono trasferite oltre cento persone. Il primo luglio la polizia porta fuori gli ultimi sei rimasti nella canonica. Biancalani riparte da Ramini, dove nell’agosto successivo ci sono una trentina di ospiti. Un anno dopo sono diventati circa cinquanta.

È questa crescita che adesso gli fa paura. «A loro non ho detto niente, perché sono persone con fragilità. Fin quando sarà possibile non vorrei fargli vivere un altro trauma, il doversi allontanare e finire nuovamente in strada». Al circolo, ogni mercoledì, arriva un medico dell’ambulatorio solidale Articolo 32; i volontari seguono permessi di soggiorno, codici fiscali, pratiche. Una trentina di ragazzi che fanno base a Ramini lavorano nelle aziende vivaistiche della zona. Altri, racconta il sacerdote, hanno problemi psicologici e non reggono ancora un impiego.

Mentre parla, dalla canonica esce un giovane con lo zaino. «Non si ricorda di me? Sono Abdul del Senegal. Abitavo a Firenze dove lavoro. La casa dove abitavo è stata venduta e io sono finito in strada. Non sapevo dove andare e sono venuto subito a cercarla». Biancalani lo guarda e sorride. «Questo è ciò che mi fa andare avanti».

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