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Pistoia

Il lutto

Filippo Bonacchi morto mentre faceva clownterapia, il ricordo dell'amico-attore: «Amava far sorridere i bimbi»


	Filippo Bonacchi al termine di una delle sue performance in ospedale, a destra un primo piano
Filippo Bonacchi al termine di una delle sue performance in ospedale, a destra un primo piano

Sconcerto e dolore per l’improvvisa morte del 26enne attore pistoiese: il malore fatale all’ospedale Niguarda di Milano dove era impegnato in una delle due performance per rallegrare i piccoli pazienti

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PISTOIA. «È stato uno degli allievi più capaci dei miei corsi alla nostra scuola teatrale ed è anche grazie a lui che Il Funaro ha dimostrato di saper sfornare artisti di così grande livello. Pur vivendo da molti anni lontano da Pistoia, non aveva mai reciso i rapporti con la sua città e con i suoi amici di sempre. Con lui mi ero sentito giovedì, e, come sempre, la nostra telefonata è stata un’immersione totale nell’allegria e nei sogni che alimentano la vita di ogni attore. Mi ha parlato di quelli che erano i suoi progetti lavorativi che, purtroppo, adesso non potrà più realizzare».

Con il cuore spezzato, è l’attore Massimo Grigò a dare voce al dolore che ha suscitato a Pistoia la morte improvvisa di Filippo Bonacchi, 26enne attore pistoiese stroncato da un improvviso malore all’ospedale Niguarda di Milano, dove era impegnato in una delle sue performance di clownterapia per rallegrare i pazienti.

La passione per il palcoscenico si manifestò in Filippo sin da bambino e già a 13 anni iniziò a frequentare i primi corsi di recitazione al teatro dell’associazione Studio blu, in Borgo Viterbo. La sua parabola ascendente iniziò non appena compiuti i 18 anni.

«Fino da adolescente – ricorda ancora Massimo Grigò – si capiva benissimo che aveva non solo la passione ma anche la stoffa per fare il mestiere dell’attore. Per questo lo consigliai e lo incoraggiai a sostenere il provino d’ingresso alla Civica scuola Paolo Grassi di Milano, una delle realtà formative teatrali più importanti a livello nazionale. Studiò per tutta l’estate in previsione della prova che, in autunno, superò con il massimo dei voti».

Le chiavi di accesso che gli consentirono di aprire la porta della celebre scuola milanese furono la sua abilità nella danza e in quell’arte clownesca che lo ha visto protagonista fino alla fine.

«Il vero salto di qualità lo fece però quando decise di trasferirsi a Parigi per seguire i corsi dell’Ecole de teatre Jacques Lecoq. Per mantenersi agli studi e non gravare troppo sulla propria famiglia, fece tantissimi lavori, fino a quando non trovò un posto al Cirque d’hiver come addetto all’ “occhio di bue”, la luce che serve a mettere in evidenza un artista sulla scena» .

Terminata l’esperienza parigina, Filippo Bonacchi fondò insieme ad altri giovani e promettenti attori la Compagnia teatrale Bacchetti, con cui portò in scena, anche al “suo” Funaro lo spettacolo “Lume”. Parallelamente, approfondì importanti collaborazioni artistiche con personaggi del calibro di Misha Usov del Cirque du Soleil e di Maria Consagra del Piccolo teatro di Milano.

«La sua vera passione – conclude Grigò – è sempre stata l’arte clownesca, in cui sicuramente sarebbe diventato una celebrità. Per perfezionarsi in questa sua inclinazione, intraprese un cammino in comune con il Circo Nero. Amava suscitare il riso nei visi dei bambini e la riflessione nelle menti degli adulti. La sua tragica fine è davvero qualcosa di inspiegabile e insopportabile».

Adesso la salma di Filippo Bonacchi è all’ospedale di Niguarda in attesa dell’autopsia. Solo in seguito, verrà restituita alla famiglia per il funerale.

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