Pisa, c'è un grande assente nelle parole di Knaster
Il paradosso delle dichiarazioni del patron nerazzurro a Sky: parlare di investimenti ma non di calcio. Le nostre domande
PISA. Uno sguardo verso il futuro che suona come un paradosso visto il presente. Perché quel «vogliamo costruire qualcosa di importante e solido» sarebbe musica per una piazza che ha sofferto per decenni – anche alla luce dei milioni e milioni investiti – ma stona tremendamente con il finale dell’intervista rilasciata da Alexander Knaster a Sky Sport Insider. Quel «restate con noi e godetevi ogni partita» che suona malissimo alle orecchie dei tifosi.
Quest’anno, caro patron, a Pisa ci si è divertiti poco e, tanto meno, si è “goduto”. Anzi, si è dovuto ingoiare bocconi amari che hanno reso durissima la stagione attesa per 34 anni dai tifosi. Nessuno di loro, per carità, ha mai pensato che sarebbe stata facile. Chi più chi meno tutto l’ambiente era consapevole che serviva un’impresa e ha sostenuto e continua a sostenere la squadra. Anche questo giornale ha concordato con la società e ribadito più volte che l’eventuale salvezza sarebbe arrivata all’ultima giornata e con “immani” sofferenze. Tuttavia essere fuori dai giochi, di fatto, già da inizio marzo è uno scenario che il popolo nerazzurro non meritava.
Il grande assente nelle parole di Knaster all’emittente sportiva è proprio il presente. Un’analisi di ciò che sta avvenendo ora. Un cenno ai perché di scelte che si sono rivelate del tutto sbagliate. Una spiegazione di questa annata disastrosa. Magari non solo un invito ai tifosi a stare con la squadra, ma anche una scusa per le magre figure rimediate. Perché limitarsi a un «pianificare è facile, poi però conta il campo» è un po’ poco rispetto a quello che si è dovuto vedere – e subire – proprio sui campi da calcio della A.
I tifosi non possono che applaudire a parole come «avremo ottime strutture, infrastrutture solide, una squadra eccellente e una buona gestione». Ma se questo non si traduce in un pallone che rotola in rete, un appassionato non esulta per un mattone (o una pianta) posato in uno dei progetti immobiliari del club. Serve il campo, serve il calcio. Servirebbero anche i risultati, ma basterebbe anche essere competitivi.
Già a partire dal prossimo campionato, ma come e con chi? Con una squadra costruita per un’immediata risalita o valorizzando quel poco di buono che porta in dote questo campionato? Con Oscar Hiljemark – come appare molto probabile a chi scrive – o con un altro mister in panchina? Con questi dirigenti o inserendo un uomo di calcio ed esperienza che possa far crescere chi attualmente gestisce il Pisa e, più in generale, tutto il club?
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