Pisa, adesso c’è un’attesa da vivere nel solco di La Rochefoucauld. Il punto in casa nerazzurra
La passione è grande e non può che aumentare
PISA. Lo aveva teorizzato secoli François de La Rochefoucauld, scrittore e filosofo francese: l'attesa attenua le passioni mediocri e aumenta quelle più grandi.
Già, l’attesa. Pisa e il Pisa aspettano da oltre 12.000 giorni, 12.369 per l’esattezza, di tornare dove senza se e senza ma meritano di stare. Sul gradino più alto, sul palcoscenico più importante del calcio italiano. Per tornarci mancano al massimo 14 punti, ma quasi sicuramente ne basteranno meno, con 7 partite 7 ancora da consumare. Normale, dunque, che sia partito il countdown, il conto alla rovescia. Che somiglia più a uno di quelli di Cape Canaveral, la base della missione che portò l’uomo sulla Luna, che al “final” cantato dagli Europe e portato al vertice di tutte le classifiche musicali di fine anni ’80. Quello che manca, infatti, è un piccolo passo (vabbè, giusto qualcuno in più ma cambia poco...) per la truppa del condottiero Filippo Inzaghi ma un grande passo per l’intero popolo nerazzurro. Così la piazza è già in fermento, pronta a impazzire di gioia da un momento all’altro (l’abbraccio di sabato sera, al Galilei, è solo l’ultimo esempio). Serve ancora un po’ di calma, però. Soprattutto alla squadra, perché anche se la torta è quasi pronta, e sembra pure assai gustosa, resta da metterci la ciliegina.
E per farlo, per riuscirci il prima possibile, bisogna restare sul pezzo, non farsi prendere da un’euforia che giustamente già si respira in città (e non solo) ma che non deve invadere San Piero a Grado e gli altri centri nevralgici dopo questo capolavoro sportivo è stato pensato, costruito e coltivato dalla scorsa estate. Manca poco, è vero, ma basta poco è anche quello che basta per complicarsi inutilmente la vita. La Serie B insegna che trappole e sorprese sono disseminate ovunque. E quello che è successo venerdì scorso (cioè nell’ultimo turno) allo Spezia, battuto in casa del Brescia, può succedere domani (cioè nelle prossime giornate) a chiunque.
Il Pisa anche a Cosenza ha dimostrato di non correre rischi in questo senso. Ma non è immune. Lo ha fatto perché passo dopo passo è diventato solido, sicuro di sé, consapevole di se stesso e prestativo (anche quando ne ha perse due di fila...) e così deve continuare a essere. Con l’aiuto anche della sua gente, e di sicuro non mancherà già da sabato col Modena, che deve continuare a spingerlo e aiutarlo.
«Un giorno la paura bussò alla porta – diceva Martin Luther King – il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno». Ecco, serve coraggio. Quello di continuare, di insistere, di spingere sui pedali a testa bassa fino alla striscione d’arrivo. È proprio così che l’attesa, anche la più lunga e snervante, finisce inevitabilmente per trasformarsi in gioia, festa, apoteosi. Anzi, no. Nell’A... poteosi del Pisa, di Pisa e di tutti i cuori nerazzurri.