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Ultracorpo. Il corpo liberato: Susanna Barsotti e i suoi “Limoni blu” in mostra a Pisa

di Libero Red Dolce
Ultracorpo. Il corpo liberato: Susanna Barsotti e i suoi “Limoni blu” in mostra a Pisa

Al Di Qua d’Arno la mostra dell’artista viareggina dedicata al corpo femminile tra identità, trasformazione e percezione

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PISA. Mentre un certo iperrealismo fotografico e le immagini disturbanti generate dall’intelligenza artificiale colonizzano il centro del linguaggio figurativo contemporaneo, Susanna Barsotti sceglie l'organicità farinosa del pigmento per esplorare il nostro tempo, le sue contraddizioni e volatilità.

Con la mostra “Ultracorpo. Il corpo liberato”, che inaugura sabato 7 marzo alle 19 negli spazi di Di Qua d’Arno a Pisa, l’artista viareggina porta avanti una ricerca pittorica che affonda nell’acquerello per interrogare il corpo, la percezione e le tensioni che attraversano l’identità contemporanea.

Barsotti, che vive e lavora a Pisa, sviluppa da anni una pratica artistica incentrata sull’acquerello come strumento di esplorazione emotiva. Nel 2019 nasce il progetto “Limoni blu”, un nome volutamente paradossale e ironico: “il limone, giallo nella realtà, diventa blu nel pensiero onirico, una dichiarazione d’intenti sulla libertà di deformare ciò che vediamo per avvicinarci a ciò che sentiamo”.

"Il suo disegno abbandona progressivamente la linea per lasciare spazio al colore e ai volumi, privilegiando l’esperienza emotiva rispetto alla descrizione analitica. La sua ricerca si fonda sul motto “sento, vedo, disegno (deformo) cose”, dove la deformazione diventa ridefinizione delle proporzioni, dei contorni e delle relazioni tra forma e percezione. Nei suoi acquerelli la distorsione si presenta come esito di un conflitto risolutivo tra sensazione e visione, aprendo a una lettura personale e rinnovata della realtà”. Nei suoi lavori la distorsione diventa il punto di equilibrio tra percezione e esperienza emotiva. Le figure emergono e si dissolvono nel pigmento, come se fossero attraversate da un conflitto interno tra ciò che appare e ciò che si prova. Il risultato è un linguaggio pittorico fragile e insieme potente, in cui la materia acquerellata si carica di tensioni simboliche.

La mostra “Ultracorpo. Il corpo liberato” segna un nuovo capitolo della sua ricerca e sposta lo sguardo sul corpo femminile, inteso non come oggetto estetico ma come territorio vissuto.

La maternità, la sessualità, il mutare delle forme nel tempo, il peso dello sguardo altrui e il rapporto spesso problematico con la propria immagine diventano materia pittorica. Il corpo, nelle opere di Barsotti, non è mai idealizzato: è fragile, attraversato da trasformazioni, conflitti e consapevolezze.

Anche i disturbi alimentari emergono come parte di una riflessione più ampia sull’identità e sulla percezione. In questo contesto il corpo diventa campo di tensione tra controllo e perdita, disciplina e diserzione, cura e ferita. La serie di frasi che accompagna le opere – “il mio corpo è occupato”, “il mio corpo lacera”, “il mio corpo ingrassa”, “il mio corpo cade”, “il mio corpo resiste” – costruisce una sorta di manifesto poetico in cui il corpo è al tempo stesso frontiera, memoria e luogo di resistenza.

Il percorso artistico di Susanna Barsotti si è sviluppato principalmente nel territorio toscano, attraverso mostre personali e collettive come “Micromondi” (2024) e “Ritratti di alienati” (2023) presso Caracol Pisa, “Disarmonica” (2023) all’Associazione Imago – dove oggi tiene anche corsi di acquerello – e la personale “Dante in blu” (2021) a Villa Bertelli, a Forte dei Marmi, realizzata in occasione delle celebrazioni dantesche. Ha inoltre illustrato locandine per eventi legati alla Scuola Normale Superiore e realizzato copertine di libri ed è presente sui social come limoni_blu (Instagram) e Limoni blu (Facebook).

Con “Ultracorpo”, Barsotti invita il pubblico a guardare il corpo fuori dai codici rassicuranti dell’immagine perfetta. I suoi acquerelli non cercano la precisione anatomica né l’armonia classica: preferiscono la vibrazione instabile del pigmento, la deformazione e l’imperfezione.

È proprio in questa instabilità che il corpo ritrova, paradossalmente, la propria libertà. O, almeno, prova a esplorarla.

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