Diretta
Pisa, quindici persone bloccate alle Maldive: «Non sappiamo quando torneremo» – C’è un’ipotesi che li spaventa
Famiglie con bambini senza un volo per l’Italia: tra cancellazioni, liste d’attesa e costi alle stelle, cresce l’ansia per un rientro che rischia di dividere il gruppo
PISA. Oltre a coloro che hanno visto droni e missili iraniani passare sopra le proprie teste a Dubai, ci sono migliaia di italiani che la guerra tra Usa-Israele e Iran non ce l’hanno sotto gli occhi, ma ne subiscono le conseguenze logistiche, con la chiusura degli spazi aerei nel Medio Oriente e il conseguente blocco dei voli.
Il gruppo di 15 pisani bloccato alle Maldive
Come il gruppo di 15 pisani in vacanza alle Maldive, 10 adulti e 5 bambini (dai 2 ai 10 anni) intrappolati nella capitale Malé. Dopo la cancellazione del volo di ritorno da parte della compagnia Etihad – sarebbe stato nella mattina di martedì 3 marzo – non hanno ancora certezze su quando potranno tornare a casa. Trovata una sistemazione per l’ulteriore imprevista permanenza, insieme a tanti altri turisti stazionano in aeroporto, in attesa di notizie.
Il racconto di Giacomo Scalzini
«Siamo venuti qui a Malé per gestire meglio la situazione perché la nostra zona di alloggio sulle isole era lontana – spiega Giacomo Scalzini, agente immobiliare e tra i membri del gruppo di amici pisani – Etihad ha riprogrammato il volo per il 10 marzo ma siamo in attesa di conferme, la solita rotta passerebbe sempre per Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti, ndr) quindi dalla zona rossa, rischiamo che venga cancellato anche questo. La console onoraria, presente qui assieme all’ambasciatore italiano con sede in Sri Lanka, ci aveva proposto per il 6 marzo (domani) un volo charter da 2mila euro a testa con scalo a Riyad, con precedenza per persone fragili e famiglie. Avevamo accettato, ma poi ci hanno detto che questo non volo non c’è più. La compagnia aerea Neos ci ha poi proposto un volo da 60 posti per persone fragili (costo di 1700 euro a persona): siamo ancora in attesa di capire se entreremo nella lista, altrimenti ci resta solo il volo di martedì 10, sempre che non venga cancellato».
Il timore di essere divisi
Le famiglie non sanno cosa sperare. Entrare nella “lista” significherebbe partire prima, col rischio però di doversi dividere. «Il nostro timore è che nella lista ci rientrino solo alcuni di noi e che quindi il gruppo si debba separare – riprende Giacomo – Saremmo molto dispiaciuti e preoccupati se ci dividessero, abbiamo paura che qualcuno rimanendo da solo abbia più difficoltà a uscire da questa situazione, anche perché qui non è semplice telefonare e parlare con le persone». A puntare per primo i riflettori sulla situazione del gruppo pisano è il consigliere regionale del Pd e loro concittadino Matteo Trapani.
L’intervento del consigliere regionale Matteo Trapani
«La situazione è complessa: migliaia di turisti fermi, pochissime camere disponibili a costi elevati e informazioni frammentarie dalla compagnia aerea – premette il consigliere – In una situazione di emergenza, con persone in ansia e bambini al seguito, non è realistico pensare che ciascuno si organizzi da solo affrontando ulteriori rischi. Serve una regia istituzionale più forte, con un coordinamento tra Farnesina, autorità consolari e compagnie aeree per garantire rientri a condizioni sostenibili. Non è accettabile che un peso così rilevante ricada su chi è già in difficoltà». Trapani ha interessato le istituzioni locali, confrontandosi anche con la capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale Raffaella Bonsangue, che collabora con il ministero degli Esteri.
La richiesta di un intervento immediato delle istituzioni
«È necessario che sindaco, prefettura e parlamentari si attivino subito per un intervento deciso e per verificare se vi siano altri pisani nella stessa condizione – continua l’esponente del Pd – Io mi metto a disposizione per ogni iniziativa utile, dal dare visibilità alla vicenda al sollecitare le istituzioni competenti. In momenti come questi la differenza la fa la capacità delle istituzioni di non lasciare soli i cittadini. Quindici pisani, tra cui cinque bambini, aspettano di rientrare a casa. È nostro dovere fare tutto il possibile perché ciò avvenga in tempi rapidi e a condizioni eque».
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