Il Tirreno

Polemiche e futuro

Rigassificatore a Piombino, dopo la proroga il nodo delle compensazioni: dalla banchina Metinvest agli aiuti sulle bollette, gli interventi in ballo

di Luca Centini
Rigassificatore a Piombino, dopo la proroga il nodo delle compensazioni: dalla banchina Metinvest agli aiuti sulle bollette, gli interventi in ballo

I comitati non vogliono alcuna trattativa, per Ferrari ottenere qualcosa è un diritto e Giani invoca il memorandum. Le contropartite sono il mezzo della politica per salvare la faccia dopo il blitz via decreto

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PIOMBINO. Fumo negli occhi per i comitati che sulla «salute e la sicurezza» non trattano. Fastidiose come una spina nel fianco per il sindaco Ferrari. Sventolate dal presidente - commissario Eugenio Giani, ma senza fortuna, visto che fino ad oggi solo una minima parte di quegli impegni si sono tradotti in qualcosa di concreto. Tu chiamale se vuoi compensazioni, canterebbe Lucio Battisti nel porto di Piombino, sotto l’ingombrante ombra della Italis Lng.

La nave rigassificatore di Snam è destinata a restare ormeggiata alla banchina est della darsena nord della nuova area portuale anche oltre il termine del luglio del 2026, in seguito al colpo di mano del governo Meloni. O, nello specifico, al decreto infrastrutture che proroga la permanenza e l’operatività del terminal gas anche dopo la deadline di luglio, con la stessa architettura autorizzativa di tre anni fa. Sine die, anche se formalmente fino al rinnovo dell’autorizzazione, al rilascio di una nuova autorizzazione o fino al trasferimento della nave in un altro luogo.

Non c’era epilogo più atteso a Piombino. Nella città dell’acciaio non vivono stregoni, eppure tutti avrebbero scommesso sulla permanenza della Italis ben oltre il termine di luglio, nonostante il balletto di dichiarazioni, accuse e rimpalli di responsabilità della politica. In realtà quel balletto mica si è fermato. Solo che dall’ipotesi di trasferimento della nave a cui non credeva nessuno si è spostato al tema delle compensazioni. O, più propriamente, delle contropartite per la città, visto che alcuni dei temi che sembrano essere in campo, dalla strada 398 fino alle bonifiche, sono per i piombinesi interventi attesi da decenni e che con il rigassificatore avrebbero poco a che fare.

Tra diritti ed exit strategy

Ora che il governo ha deciso con un decreto di lasciare la Italis dove è adesso, ottenere qualcosa da Roma sembra l’unica strada che la politica può percorrere per non dare la sensazione di restare a mani vuote dopo la decisione imposta dal governo. E per provare a salvare la faccia.

Quella delle compensazioni è una partita importante per la città. Che, tuttavia, inizierebbe con tre anni di ritardo. Ad oggi, infatti, Piombino non ha ottenuto praticamente niente. Per adesso niente come royalties da Snam con l’attivazione della legge Marzano, quasi niente tramite il canale politico-istituzionale aperto con il governo.

Il sindaco Francesco Ferrari, nel corso della manifestazione dei comitati contro il rigassificatore (dove è stato contestato dagli attivisti per la sua linea morbida nei confronti del governo “amico” a trazione Giorgia Meloni), ha detto come ottenere le compensazioni per i tre anni di permanenza della nave sia un diritto dei piombinesi. Non è chiaro tuttavia se e come l’amministrazione comunale abbia intavolato eventuali trattative con Snam e con il governo. Vedremo, insomma.

Giani e il memorandum

«Non firmo proroghe se il governo non riaprirà il tavolo delle compensazioni». Il presidente Giani, commissario al rigassificatore, ha assunto questa posizione ormai da mesi, manifestando la sua indisponibilità a firmare proroghe. In realtà la proroga il governo l’ha fatta con un decreto. «Sì, ma il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in attesa di essere convertito in legge è una nuova disposizione legislativa – spiega Giani – che necessita di un provvedimento amministrativo del commissario per essere attuata. E io, ripeto, non firmo senza compensazioni».

Il riferimento è al famoso memorandum allegato alla autorizzazione rilasciata nell’agosto del 2022, con dieci impegni assunti con il governo allora presieduto da Mario Draghi. Cruciale per Giani, ma evidentemente ritenuto non vincolante dal governo Meloni. Cosa prevede il memorandum? Nel primo punto viene messa nero su bianco la cifra che servirà per infrastrutture e compensazioni, 145 milioni. Quindi risorse per la banchina ovest, per “rigenerazione, sistemazione, messa in sicurezza e bonifica aree Sin demaniali marittime portuali e retroportuali”; per “investimenti manutentivi/rifacimenti, realizzazioni banchine pubbliche area variante II/pontile acciaierie”; per “interventi compensativi finalizzati al ripopolamento e alla difesa della fauna ittica”. Si fa dunque riferimento alle agevolazioni per le bollette per i cittadini della Val di Cornia, in uno dei punti viene evidenziato lo “sblocco definitivo del problema relativo alla messa in sicurezza pubblica della falda nel Sin”. Si richiedono investimenti per 200 milioni “per la rimozione e gestione dei cosiddetti cumuli ex siderurgici abbancati nelle aree pubbliche del Sin”. Poi via con il “completamento dei due lotti di collegamento del porto alla SS 398”. E, a cascata, l’approvazione per il riconoscimento di “Zona logistica semplificata per Piombino” e, per finire, il “sostegno annuo per 1 milione alla Parchi Val di Cornia s.p.a.”. Se alcuni interventi possono essere annoverati tra le compensazioni, altri sono vissuti dai piombinesi come opere attese da anni, mai realizzate e quindi slegate dalla partita rigassificatore.

Di rincorsa e in salita

Tra gli interventi previsti lo sconto in bolletta sarebbe quello con un appeal più importante, mentre la realizzazione della banchina Metinvest è l’opera strategica – peraltro già inserita nell’accordo di programma firmato con il gruppo italo-ucraino – più percorribile. Si tratterebbe di una contropartita importante per aiutare il progetto di realizzazione della nuova acciaieria.

I dubbi? Quale potere contrattuale resta alle istituzioni con la nave ormeggiata in banchina da anni e con il decreto già approvato per una proroga sine die? Insomma, la partita è ancora aperta o si tratta dell’ennesima melina tra politica e istituzioni? Non solo. Il governo i soldi li ha, visto il contesto globale sempre più grave? E se i soldi ci sono è disposto a metterli su Piombino? Sul porto i dubbi si rafforzano, come spinti dallo Scirocco. Banchina piena e mani vuote, ecco il finale della storia che a Piombino nessuno vuole leggere.

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