Il Tirreno

L’intervista

Assalto al portavalori, il pg di Cagliari: «C’è un legame storico tra i sardi e questa zona del Livornese»

di Claudio Zoccheddu

	Luigi Patronaggio
Luigi Patronaggio

Luigi Patronaggio: bande protette da un sistema di omertà, ecco come agiscono. La replica a Saviano

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SASSARI. Chirurgici, inafferrabili e strutturati su diverse ramificazioni che si occupano di progettare il colpo in ogni minimo dettaglio, comprese le mosse necessarie per far mettere al sicuro il bottino e farlo fruttare, “ripulendo” banconote che avrebbero vita breve se venissero spese nei normali circuiti commerciali.

Le cosiddette “bande dei portavalori”, come quella che ha agito a San Vincenzo, hanno anche un altro punto di forza: la collaborazione e l’omertà di chi li protegge, per convenienza personale o per paura di mettere i bastoni tra le ruote di un sistema che non disdegna l’uso della violenza e delle intimidazioni: «Un comportamento molto simile a quello delle organizzazioni mafiose – spiega il procuratore generale di Cagliari Luigi Patronaggio – come indicano le ultime analisi criminologiche». Quindi, le ipotesi mosse da Roberto Saviano, che ha parlato di un’isola capace di produrre criminali ma non organizzazioni mafiose, potrebbero addirittura essere superate dalla realtà: «Si tratta di ipotesi nate dalle analisi, sia chiaro – continua Patronaggio – ma forse su questo aspetto Saviano ha sbagliato. Quando parliamo delle bande che assaltano i portavalori parliamo di organizzazioni strutturate, dell’uso di armi da guerra, di rifugi segreti, di intimidazioni e del ricorso alla violenza per incutere terrore. Questi sono i caratteri di un’associazione mafiosa».

L’ultimo colpo

Sui fatti di Livorno, dove è avvenuto l’ultimo assalto milionario ai portavalori, il procuratore generale non può aggiungere nuovi elementi: «Non posso dire nulla sull’ultima vicenda, ci sono diversi uffici che stanno indagando. Certo, il fatto che i banditi abbiano pronunciato una frase con un forte accento sardo è un dettaglio impresso in diverse registrazioni video. Un elemento che ci può portare a ritenere di essere davanti alle bande armate che operano in tutta la Sardegna e che sembra non disdegnino operazioni anche lontano dall’isola». La scelta di agire nella zona di San Vincenzo potrebbe non essere stata casuale: «Oltre alla presenza di molti emigrati esiste un legame storico tra quella zona della Toscana e la Sardegna, rafforzato dalle vie di comunicazione», aggiunge Patronaggio.

Le bande

Spostando il discorso sulla fenomenologia delle bande dei portavalori in Sardegna, il procuratore descrive le difficoltà che le forze dell’ordine riscontrano nel corso delle indagini: «Purtroppo i fermi dopo gli assalti sono stati molto pochi. Quando si tratta della bande che hanno come base l’entroterra sardo, spesso godono di una sorta di omertà territoriale che le rende difficili da penetrare. Possono contare sul silenzio di un segmento della popolazione che, per forza o per convenienza, le protegge dalle indagini. Ora come allora parliamo di gente che sa utilizzare le armi, pronta a tutto, che conosce il territorio meglio di chiunque altro e che quindi sa dove rifugiarsi. Inoltre, gode della collaborazione di una parte della popolazione». Tutti elementi che complicano la caccia all’uomo e la trasformano in una difficile ricerca del proverbiale ago in un silenziosissimo pagliaio.
 

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