Il Tirreno

La storia

Moreno Bernotti, una vita sulle strade dell'Elba: «Vi racconto com'è cambiata l'isola negli ultimi 40 anni»


	Moreno Bernotti
Moreno Bernotti

Fu assunto nel 1985 come cantoniere, da allora macina 200 km al giorno: «Il ricordo più duro? Quello dell’incendio di Sant’Ilario in cui persero la vita cinque giovani turisti»

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PORTOFERRAIO. Quarant’anni da dipendente della Provincia di Livorno. Assunto il primo aprile del 1985 come cantoniere, responsabile del viabilità provinciale tra Procchio e Marciana Marina e tra Marciana e Poggio. Oggi sorvegliante della rete stradale dell’isola. È un grande traguardo quello che oggi si appresta a tagliare Moreno Bernotti. Uno che, del resto, di traguardi se ne intende, vista la sua grande passione per il ciclismo, sport che pratica da una vita sulle strade dell’isola. Le stesse strade che ha curato durante la sua attività professionale. «Tra il lavoro e la passione per la bici percorro almeno 200 chilometri al giorno, basta questo per rendere l’idea di quanto conosca le strade della mia isola».

63 anni il prossimo ottobre, Bernotti ha iniziato a lavorare in Provincia quando l’ente poteva contare su 40 cantonieri, ognuno responsabile di un pezzo di viabilità intercomunale. Oggi Bernotti, da istruttore e ispettore tecnico, nel suo ruolo di sorvegliante, coordina il lavoro di sei operai addetti alle strade. In quarant’anni ha visto davvero l’Elba cambiare. Anzi, per essere precisi, ne ha viste di tutti i colori. «Il ricordo più duro, quello che non dimenticherò mai, è quello dell’incendio di Sant’Ilario, in cui persero la vita cinque giovani turisti – racconta – facevo parte della squadra della protezione civile, fu terribile». Centinaia di interventi, piccoli e grandi, come quelli per garantire la sicurezza dell’Anello occidentale con le reti metalliche anti frana a Punta Nera, a metà anni Ottanta, e a Cavoli, qualche anno più tardi. «Ricordo i nostri interventi in occasione delle nevicate sull’isola, per liberare paesi e frazioni che restarono isolati – racconta Bernotti – poi l’alluvione di Campo, nel 2011: il nostro intervento fu prezioso. Con la motopala buttammo giù il muretto del Capriccio, permettendo all’acqua del fosso di defluire. Con la stessa motopala abbiamo aiutato alcuni cittadini a salire sui terrazzi. E poi le voragini a Rio. Insomma, tanto lavoro».

La Provincia è un’istituzione profondamente cambiata nel tempo. Meno risorse, pochi uomini. «Le buche? Sì, sono un problema. In verità un problema nazionale – racconta lasciandosi andare a una provocazione scherzosa – Come farei? Porterei il Giro d’Italia, senza dubbio. In quel modo si risolverebbe il problema». Parola di capo cantoniere. Sogno di cicloamatore.


 

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