Attenzione
Unghie, boom di richieste e opportunità di lavoro: quanto guadagna un’onicotecnica e l’allarme abusivismo
In provincia di Massa-Carrara cresce il settore dell’onicotecnica: opportunità di lavoro, stipendi, corsi di formazione e l’allarme di Confartigianato sull’abusivismo
MASSA CARRARA. C’è chi è appena diventata mamma e chi a 50 anni ha perso da poco il lavoro e sta cercando uno sbocco professionale. C’è chi ha finito la scuola e chi invece aveva iniziato tutto un altro percorso, per poi innamorarsi di questo settore, fatto di colore, creatività e studio. Tutte loro – circa una ventina all’anno – hanno scelto il mondo delle unghie o, per usare il termine corretto, dell’onicotecnica. In provincia di Massa-Carrara si è appena concluso il nuovo corso, frutto della collaborazione tra il centro estetico Mania for Nails a Carrara e Confartigianato Imprese Massa Carrara Lunigiana e dedicato alla cura delle unghie, settore specialistico dell’estetica.
Gli attestati di partecipazione sono stati consegnati e ora non resta che gettarsi a capofitto nel mercato. Che «è in crescita», conferma Emanuela Ricci, titolare di Mania for Nails. «Dalla fine degli anni Novanta – spiega Ricci – c’è stato un boom di richieste, con un’esplosione che continua tuttora. Arrivano giovani dai 15 anni fino alle over 80: abbiamo clienti di 86 anni che vengono a farsi le unghie. Non c’è un’età massima». Sono cambiate le mode, sono cambiati i gusti. Saper trattare il classico “callo” ora non è più sufficiente, le richieste - conferma l’operatrice - sono sempre più complesse. Serve una preparazione specifica, anche in termini di cura della salute dell’unghia.
Un settore, questo, che dà nuove opportunità di impresa o di lavoro, se si è bravi a coglierle. «Chi è uscito da qua – conferma Ricci – ha sempre trovato lavoro. Sul guadagno incidono diverse fattori: in generale, uno stipendio da onicotecnica in un centro può andare dai 700-800 euro part time ai 1000-1.200, che aumentano se si lavora come estetista anche specializzata in onicotecnica (dai 1.300 ai 1.400)». Attenzione, però: sono numeri puramente indicativi, le variabili sono molte. E tutto cambia, avverte Ricci, «se non si è dipendenti, ma si è titolari di un proprio centro».
Certo è che adesso «l’estetista – sottolinea Ricci – deve essere formata». Per questo, dopo il corso in onicotecnica, Ricci ha dato vita due anni fa anche all’accademia di estetica, un percorso che dura due anni e forma l’estetista a 360 gradi: anche le unghie, quindi, «insieme a trattamenti sempre più richiesti, dalla laminazione delle ciglia al bio tatoo». La richiesta per queste occasioni formative «c’è – conferma Ricci – ed è costante. Faccio partire sei, sette corsi l’anno, con quattro, cinque persone alla volta. Molte di loro sono colleghe che hanno frequentato le scuole, che non formano per l’onicotecnica; altre hanno aperto il loro centro estetico e vogliono specializzarsi». Altre ancora, con il corso base, si affacciano a questo mondo. Per tante di loro, sottolinea Luciano Franchi, referente di Confartigianato Imprese Massa Carrara Lunigiana, «questo progetto ha consentito di raggiungere una propria autonomia professionale ed economica».
L’obiettivo, da parte di Confartigianato Imprese, è anche contrastare un fenomeno diffuso: «L’onicotecnica – dice Gabriele Mascardi, direttore Confartigianato Imprese Massa-Carrara Lunigiana – è il primo mestiere sottoposto ad abusivismo: è molto più facile, basta una borsa con gli strumenti e la si porta a casa». Il dato nazionale, che «però è allineato con quello provinciale, parla di un 30-40%: tanto incide l’abusivismo sulle prestazioni in questo settore. Sono dati – sottolinea Mascardi – approssimativi, bisognerebbe che gli enti competenti prevedessero delle campagna contro l’abusivismo e ci fossero maggiori controlli, raccogliendo magari anche prove online di un’eventuale attività in nero. Nel frattempo chi lavora correttamente viene massacrato dalle tasse e dalla concorrenza sleale di chi lavora abusivamente».
Non solo. «Questo sistema – avverte Mascardi – rischia di innescare una chiusura a catena del sistema: ci sono molte parrucchiere, ad esempio, che pensano di chiudere e di lavorare da casa. Siamo frustrati per non poter fare niente su chi investe una vita per lavorare per bene e, sotto il naso, vede la maggiore facilità con cui lavora un abusivo». Insomma, conclude Mascardi, «bisogna fare qualcosa nel concreto».
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