Carrara, gioielliere massacrato e rapinato: dopo il terrore tutta la verità – La maschera, l’inganno e il piano della banda
La ricostruzione dell’assalto mette in luce la freddezza e l’organizzazione del gruppo entrato in azione poco prima della chiusura. Intanto proseguono gli accertamenti dei carabinieri tra testimonianze, immagini di videosorveglianza e caccia ai responsabili
AVENZA. Erano tre i banditi che hanno fatto irruzione nella gioielleria Buoncristiani in via Covetta ad Avenza nella sera di sabato 10 ottobre poco dopo le 19. Tutti a volto coperto da un passamontagna nero: solo il primo, quello che ha suonato il campanello del negozio simulandosi una cliente, per farsi aprire, indossava una maschera con il volto di una anziana donna. Un quarto bandito col passamontagna aspettava fuori. Comincia a ricomporsi il quadro della rapina efferata che si è consumata poco prima dell’ora di chiusura. Una banda di malviventi senza scrupoli, organizzata. Un commando.
Il racconto del titolare
«I banditi sono entrati e non mi hanno neanche lasciato il tempo di parlare – ha dichiarato alle telecamere di TgCom 24 Giovanni Buoncristiani, titolare dell’esercizio con la figlia Ilaria – uno ha cominciato a colpirmi alla testa (con un piede di porco, ndr), mentre un altro ha cominciato a svaligiare il negozio. Quello con il volto travisato da anziana signora, ha puntato una pistola», aggiunge Giovanni Buoncristiani, indicando i segni che porta della violenta aggressione, per le cui conseguenze è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso, dopodiché è stato dimesso.
Attimi di terrore in gioielleria
Una ricostruzione agghiacciante di quei pochi minuti che devono essere parsi infiniti a padre e figlia, persone conosciute e stimate ad Avenza e in tutta Carrara. Lei ha dovuto assistere all’aggressione del padre senza poter intervenire, mentre il sangue che fuoriusciva, causato dalle ferite inferte, si riversava sul pavimento dell’oreficeria.
I passanti minacciati
Da fuori, alcuni passanti avrebbero assistito alla violenta rapina, qualcuno tentando perfino di riprenderla in un video. Ma sarebbero stati bruscamente fermati da un quarto bandito – probabilmente l’autista della banda, che aspettava fuori – che avrebbe puntato loro una pistola: forse non una vera arma da fuoco bensì di una riproduzione giocattolo, una possibilità non esclusa.
La fuga con il bottino
I banditi hanno agito con rapidità per poi darsi alla fuga, portandosi via il bottino, il cui valore risulta al momento da quantificare.
L’intervento dei carabinieri
I carabinieri, allertati dai passanti, sono immediatamente intervenuti. Mentre Giovanni Buoncristiani veniva portato in ospedale per le necessarie cure, nella gioielleria a soqquadro e con evidenti tracce di sangue sul pavimento venivano eseguiti i primi rilievi, presente la stessa Ilaria Buoncristiani, alla quale i residenti della zona, scesi dalle proprie abitazioni, si sono stretti in un abbraccio di vicinanza e conforto.
Le indagini
Le indagini proseguono a ritmo serrato; da parte degli inquirenti il riserbo è massimo. Saranno visionati i filmati delle telecamere interne all’esercizio; con molte probabilità verranno sentiti testimoni: non solo tra i passanti ma anche fra gli inquilini dei palazzi intorno alla gioielleria qualcuno potrebbe avere notato particolari che potrebbero risultati utili alle indagini.
Lo choc della comunità
L’episodio – che non è purtroppo il primo nella zona (poche settimane fa nel mirino era finita una tabaccheria in via Carlo Sforza) – ha messo sotto choc la popolazione, per il clima sempre più teso che si respira dal punto di vista della sicurezza.
«La via è bersagliata»
Del resto anche la stessa Ilaria Buoncristiani, pochi minuti dopo la rapina, ha dichiarato a caldo al Tirreno: «È la prima volta che un fatto simile succede a noi. La via, però, è bersagliata».
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