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Crisi The Italian Sea Group, dipendenti "in fuga": nuova incognita sul cantiere degli yacth

di Giovanna Mezzana

	La sede di The Italian Sea Group sul porto di Marina di Carrara
La sede di The Italian Sea Group sul porto di Marina di Carrara

Carrara, la concessione demaniale è vincolata ai livelli occupazionali: ora siamo sotto. La società chiederà una proroga di 60 giorni delle misure di protezione, il quadro a fine ottobre

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CARRARA. Escono dai tornelli per non fare più ritorno: “la fuga” dei dipendenti di The Italian Sea Group accende una nuova ipoteca sul futuro del cantiere navale – quartier generale in viale Colombo e banchina sul porto apuano – in debito di ossigeno da febbraio, quando venne a galla la crisi finanziaria frutto di extra budget, cioè costi aggiuntivi non preventivati sulle commesse in corso d’opera. Un fiume di denaro. Quando a inizio anno la crisi deflagrò, erano 530 i dipendenti; a luglio “la fabbrica” risulta scesa a quota 492, stando al dato fornito dai vertici aziendali a uno degli incontri istituzionali promossi per gestire la crisi. Il fenomeno delle uscite volontarie – a detta dei sindacalisti – non si arresta; l’estate che fa sembrare tutto a portata di mano, incluse chance di lavoro, poi, avrebbe impresso un’accelerazione alla tendenza. È un problema. Perché quando Tisg ottenne il prolungamento della concessione demaniale al 2072 – era il 2023 – esso era legato (anche) al mantenimento dei livelli occupazioni: allora i dipendenti diretti erano 570, secondo i dati in possesso dei sindacati. C’è una nuova incognita da tenere sott’occhio.

Il punto

Se ne vociferava da giorni, ma il tema del “battente occupazionale” è spuntato ieri durante la seduta plenaria – tramite call – del tavolo istituzionale inaugurato dalla regione Toscana: a tenere le fila del discorso c’era Valerio Fabiani, consigliere per lavoro e crisi aziendali del governatore Eugenio Giani; “connessi” erano la sindaca Serena Arrighi, i sindacalisti dei metalmeccanici di Fiom, Fim e Uilm, le rappresentanze aziendali di Tisg, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure orientale Bruno Pisano; non c’era invece il padre del cantiere di luxury yacht Giovanni Costantino, che a luglio ha lasciato l’incarico di amministratore della società anche se la sua è tutt’altro che un’uscita di scena. Mentre i sindacalisti sono preoccupati «per la continua erosione di posti di lavoro spinta da un clima di prolungata incertezza», durante il tavolo è emerso – nero su bianco, sentito anche il parere della Porto Authority – che la sussistenza della concessione demaniale in capo al cantiere fino al 2072 «è vincolata al mantenimento dei livelli occupazionali al momento della proroga», sintetizzano al termine della seduta plenaria sia la Regione che i sindacati; quindi di «570 unità», secondo Cgil; c’è poi un’altra condizione che era stata prevista e che deve verificarsi: portare a termine un investimento di otto milioni e mezzo, visto che di 20 milioni da mettere a frutto indicati come condicio sine qua non al momento del prolungamento della concessione demaniale Costantino ne ha già investiti undici e mezzo. Sia Tisg, nel tentativo di uscire dalle secche, che eventuali Cavalieri bianchi-che dovessero spuntare sulla scena dovranno insomma tenere conto del duplice vincolo, pena una rimodulazione della concessione stessa.

All’orizzonte

Di soggetti interessati a salvare il cantiere yacht o a mettere la propria bandiera sulla banchina del porto che Tisg ha in concessione ce ne sarebbero del resto molti. C’è il neonato Polo nautico Carrara srl, avventura consortile a cui compartecipa anche Sanlorenzo spa, società costruttrice di yacht, con cantieri a Massa, La Spezia-Ameglia, Viareggio che punterebbe all’acquisizione dell’intero complesso aziendale che fa capo a Tisg. C’è l’ipotesi del colosso Azimut Benetti che prevederebbe un percorso diverso rispetto a quello di Polo nautico; e c’è l’evenienza dell’arrivo di grandi fondi di investimento con interessi nel comparto super yacht. Certo è che la stragrande maggioranza-di chi parrebbe volersi fare avanti guarda con interesse soprattutto al cantiere spezzino di Tisg. Qualunque offerta giunga, essa passerà sotto il giudizio dei consulenti nominati dal Tribunale di Firenze a cui Tisg ha presentato il 1° luglio una domanda di accesso a una procedura di regolazione della crisi con incluso, va da sè, un Piano di rimessa del convoglio sui binari. A questo proposito «Tisg chiederà una proroga di 60 giorni delle misure di protezione già in corso – dice il consigliere regionale Fabiani – perciò – aggiunge – fino a fine ottobre non avremo un quadro chiaro sul futuro». Il tavolo regionale resta allestito: prossimo incontro il 4 settembre.
 

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