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Funghi in Toscana, allarme sicurezza: troppi cercatori imprudenti. I consigli degli esperti per evitare rischi

di Michele Masotti
Funghi in Toscana, allarme sicurezza: troppi cercatori imprudenti. I consigli degli esperti per evitare rischi

Nel 2025 nella regione gli interventi erano stati 450, dall’inizio del 2026 a oggi siamo già a 350: «L’80% dei nostri interventi riguarda cadute causate dall’indossare scarpe inadatte»

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LUCCA. «Vale la pena morire un fungo?». Come risposta all’interrogativo retorico dal presidente del Sast Stefano Rinaldelli soltanto un’opzione sarebbe ammessa. Ma per molte persone, vuoi per imperizia, scarsa conoscenza dei sentieri, mancanza di lucidità e un vestiario inadatto per le escursioni, una giornata all’apparenza tranquilla può trasformarsi in un incubo e nella peggiore delle ipotesi in un dramma.

In questo 2026 in provincia di Lucca, sono stati 120 interventi, tra ricerche e recuperi, operati dai membri del Soccorso alpino e speleologico toscano tra le stazioni di Lucca e Querceta. Essendo siccome la stagione per antonomasia dei funghi, è proprio in autunno che l’emergenza micologica esplode. Per provare a porre un freno a questi pericoli, in crescita a livello regionale rispetto al 2025, la centrale operativa 118 dell’Alta Toscana, il Sast e il comando di Lucca dei Vigili del Fuoco hanno stilato un semplice ma prezioso vademecum di undici regole da seguire. «Parliamo di un’emergenza a macchia di leopardo sul territorio regionale – prosegue Rinaldelli – La questione non riguarda soltanto i cercatori di funghi, di solito l’identikit dei soggetti che palesano difficoltà è compresa tra i 75-90 anni senza entrare nel dettaglio delle patologie, ma riguarda pure quegli escursionisti che sbagliano il sentiero. L’80% dei nostri interventi riguarda cadute causate dall’indossare scarpe inadatte. Diventa fondamentale non entrare nei boschi nel tardo pomeriggio e rientrare con largo anticipo prima del tramonto».

Tre fasi

Gli undici comandamenti stilati dal vademecum, con il 112 che resta ovviamente il numero unico da contattare in caso di emergenza, sono stati suddivisi in tre capitoli come spiega l’ingegner Caterina Mochi, funzionaria del direttivo del Comando provinciale di Lucca. «In primo luogo bisogna controllare il meteo, partire con il cellulare carico e, se possibile, incamminarsi almeno in due- spiega Mochi – Durante l’escursione, poi, il mantra deve essere uno: muoversi con prudenza.È obbligatorio calzare scarpe da trekking, indossare abiti resistenti di coloro vivace perché, oltre a proteggerci, ci rendono visibili a soccorritori. Sarebbe opportuno portare con sé, inoltre, una torcia, un fischietto, una bottiglietta d’acqua e una coperta qualora veniate sorpresi dall’oscurità”. Dopo aver evidenziato come siano il secondo e il terzo trimestre dell’anno i periodi nei quali si registrano la stragrande maggioranza degli interventi, la responsabile Area1-Soccorso pubblico e Protezione Civile ha spiegato come comportarsi in caso di emergenza. «Serve ricordarsi l’ultimo punto certo e chiamare il 112 – chiosa Monchi – Da quel momento in poi, occorre fermarsi lì. Nel caso in cui dovessero essere familiari o amici a lanciare l’allarme di un mancato ritorno, la chiamata al numero d’emergenza deve arrivare il prima possibile».

La prevenzione

Il direttore dell’area emergenza 118 dell’Usl Toscana Nord Ovest, con annesso il compito di coordinare l’elisoccorso Pegaso, Nicola Bertocci ha sottolineato l’importanza del sapersi muovere in anticipo. «Prevenire è meglio che soccorrere – afferma Bertocci – Si tratta di un’iniziativa molto utile che può aiutare tutte le persone. Invitiamo i cittadini ad avere impressi il numero da contattare in caso di emergenza. Non nego che stiamo vivendo una stagione complicata. Nel 2025 in Toscana gli interventi erano stati 450: oggi, con l’autunno iniziato da meno di un mese, abbiamo già raggiunto quota 350. Il territorio della nostra regione si presta, con le sue particolarità, a eventi di questo tipo. Serve, lo ripeto, una maggiore accortezza. Si mette a repentaglio, specialmente nelle ore notturne, anche i componenti delle squadre Sast che vanno alla ricerca dei dispersi. Non dimentichiamo anche il costo economico che scaturisce dal mettere in moto la macchina dei soccorsi».

Le app

Insieme alle sopracitate undici regole, un apporto prezioso per ritrovare nel più breve tempo possibile la persona scomparsa arriva anche dalla tecnologia. «Sono due le applicazioni che consigliamo di scaricare – spiegano Caterina Mochi e Stefano Rinadelli – Una è l’app ufficiale del Sast “GeoResQ”, già utilizzata da 220mila utenti, mentre l’altra è quella ufficiale del 112 “Where are u”. In questo caso cliccando sulla schermata principale si può effettuare una chiamata, anche muta. Quest’azione ci permette anche di geolocalizzare la persona da soccorrere. Suggeriamo, inoltre, che le persone seguano un percorso e sostengano un impegno compatibile con le loro situazioni fisiche. Altro fattore da non sottovalutare è il fattore climatico. Avventurarsi nei boschi durante un’emergenza meteo vuol dire aggiungere a una seconda emergenza. Serve una maggiore consapevolezza dei rischi che possono essere corsi da ognuno di noi». Nel corso della mattinata, infine, è stato svelato l’ultimo mezzo Saf (nucleo Speleo -Alpino-Fluviale) in dotazione dai ieri al comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Lucca.
 

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