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Lucca

L’inchiesta

Lucca, foto e filmati pedopornografici nel pc: impiegato finisce sotto processo

di Pietro Barghigiani

	(foto archivio)
(foto archivio)

Dipendente dell’Agenzia delle Entrate chiede di essere giudicato con rito abbreviato

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LUCCA. La Procura di Firenze ha chiesto il giudizio immediato. Loro hanno chiesto di essere processati con rito abbreviato. Udienza a porte chiuse e riduzione di un terzo della pena in caso di condanna.

È lo sviluppo giudiziario dell’inchiesta “Net Sweeping” che nel maggio scorso portò a sei arresti e due indagati per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

Le posizioni di un 45enne di Pietrasanta, un impiegato dell’Agenzia delle Entrate di Lucca (entrambi ancora in cella) e un pensionato di un ente pubblico residente nella provincia pisana (ai domiciliari) saranno definite tra ottobre e novembre. Un giudizio rapido sulla base degli atti che non possono essere smentiti, ma solo, dal punto di vista difensivo, spiegati per fornire un’interpretazione che consenta una rappresentazione meno pesante di quella contestata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze.

Gli investigatori della polizia postale li hanno intercettati durante le navigazioni in Rete a caccia di potenziali pedofili appassionati di video e foto con minori ritrattati in atti sessuali anche con adulti. E li hanno agganciati tenendoli sotto controllo per mesi.

È un’indagine condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica per la Toscana, quella che per la Procura di Firenze ha riguardato la diffusione online di contenuti multimediali realizzati con l’utilizzo di minorenni.

Quando i segugi del web, nel suo profondo più sgradevole, hanno dato un volto e una professione agli “utenti” della Rete alimentata dal materiale pedopornografico, si sono imbattuti in persone all’apparenza irreprensibili. Un filtro sociale che le indagini hanno abbattuto alzando il velo su un privato indicibile e sconosciuto agli stessi familiari.

Il materiale di natura pedopornografica veniva scaricato e diffuso in Rete. Frequenza e quantità di foto e video ha fatto ritenere non occasionale gli accessi illegali da parte degli imputati. Gli investigatori della Polposta hanno scoperto decine di migliaia di files a contenuto pedofilo, in alcuni casi anche ordinati meticolosamente per categorie di interesse, «evidenziando una dedizione ossessiva dei predetti alla detenzione e diffusione di materiale pedopornografico».

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